—Sapevo ch'eri un po' artista—disse Arturo—ma non avevo mai visto questa raccolta di disegni tuoi. Perchè sono tuoi, non è vero?
—Sì, sì, roba vecchia, roba di venticinque anni addietro....
—È peccato che tu abbia smesso... Del resto è alquanto singolare che questo libro rimanesse gelosamente nascosto...
—T'inganni—rispose il signor Michele—non mi son mai curato di metterlo in mostra, ma del resto, non era nascosto punto. Era in uno degli scaffali del mio studio.
—Davvero? Ma levami una curiosità. Questa mezza figura qui è un ritratto, o è una testa di fantasia?
Il signor Michele rimase un istante perplesso. Che male ci sarebbe stato a dire intera la verità? Eppur non la disse, e con un tuono mezzo infastidito replicò:—Più di fantasia che d'altro: c'è qualche reminiscenza, ma nulla più.
—Pare impossibile..... C'è tanta vita qui dentro.... E che tipo originale, caratteristico!... Se mai faccio un quadro, devi permettermi che io mi serva di questa testina.
—Figurati! Quando vuoi... Oh ma lasciamo l'album, e andiamo a pranzo. Narrami intanto che cosa hai visto di bello.
Il signor Michele sapeva di aver toccato la corde sensible di suo figlio. Questi infatti cominciò a magnificare le cose vedute e non si arrestò per un pezzo.