Ed egli procedeva in silenzio, battendo col suo bastoncello di canna d'India i monti di ghiaia che incontrava lungo la via, quando temette di essere andato un po' troppo innanzi. Passava in quell'istante un gran carro di fieno tirato da due bovi. Il conduttore, sdraiato sul fieno, lasciava andare le bestie a lor posta contentandosi di animarle di tratto in tratto colla voce. A costui si rivolse il signor Michele per domandargli della villa Nottoli.
E l'altro, accennando col dito, rispose ch'egli non aveva se non da prendere una strada laterale, che avrebbe trovata dopo il terzo paracarro a sinistra. A un tiro di schioppo c'era una palazzina bianca, nascosta in quel momento da una macchia di pini. Era quella la villa ch'egli cercava.
Il signor Michele si avviò per la strada indicatagli, e giunse presto ad un cancello aperto. Su uno dei pilastri erano scolpite le parole Villa Nottoli. Non c'era sbaglio possibile; il volontario del 1848 era giunto alla sua meta.
Egli entrò colla speranza d'incontrare un servo, un giardiniere, un contadino a cui chiedere della padrona. Ma non c'era nessuno. Vide spalancato il portone d'un fabbricato laterale che doveva servire da rimessa e da scuderia. Non c'era nessuno neppure lì, ad eccezione di tre cavalli che voltarono il muso per guardarlo con aria di diffidenza. Il signor Michele si fece coraggio, e, ascesa la gradinata che metteva alla casa, entrò per una porta a vetri colorati in un salotto addobbato senza ricercatezza, ma con buon gusto. C'era in una poltrona un signore attempatello che russava profondamente. Il signor Michele ridiscese, incerto se dovesse tornare fino al cancello e suonare, o andarsene via a dirittura. E, invero, perchè aveva egli avuto tanta fretta? Perchè non era ricorso al mezzo assai comodo e semplice di una lettera? Perchè voler fare una sorpresa a ogni costo? Ma del resto doveva pensarci prima; ormai era una vigliaccheria il retrocedere. Il signor Michele fece ancora qualche passo in giardino; era così strano quell'entrar furtivo in una casa che quasi istintivamente egli tratteneva il fiato e camminava in punta di piedi. Questa volta le sue ricerche non furono infruttuose. Com'ebbe girato attorno a un boschetto di lauri, vide poco lontano, china sopra un'aiuola di fiori, una donna che, nel portamento signorile, nelle giuste proporzioni delle membra, gli evocava dinanzi, meglio che non avesse potuto fino allora ogni sforzo della fantasia, l'immagine di colei che venticinque anni prima gli era parsa sì bella. Egli non poteva vederne la fisonomia, e per la posizione nella quale ella si trovava, e per la incerta luce del crepuscolo, ma non v'era dubbio; era dessa, invecchiata certo nel volto, ma ancora giovanilmente fresca nella persona. Non glielo avevano detto ch'ella si conservava sempre una bella donna?
Il signor Michele non esitò più, ed avvicinandosi disse:—signora Amalia!
La chiamata si alzò rapidamente, si voltò e guardò in faccia l'incognito ed elegante signore che le stava ritto dinanzi. La sua fisonomia esprimeva una sorpresa mista di curiosità; il signor Michele, appena l'ebbe veduta, parve singolarmente imbarazzato. Poteva mai esser quella la donna ch'egli cercava? La rassomiglianza era invero parlante; gli stessi capelli, gli stessi occhi, la statura medesima; ma era possibile che ella paresse ancor più giovane di venticinque anni addietro?
—Scusi, la signora Amalia Nottoli?—tornò a dire il signor Michele.
—È la mamma—rispose la ragazza sorridendo.
L'Arsandi comprese il goffo equivoco che aveva preso, e, contro la sua abitudine, restò un momento confuso.
—La mamma—ripigliò la simpatica giovanetta—è uscita in carrozza mezz'ora fa.....