—Lo conosce?
—Io no... L'ho sentito a nominare.
—A Londra?
—No davvero. A Conegliano... È una brava persona?
—Ma!—sospirò la Matilde.—Dicono... Del resto è perfettamente innocuo, quando non si leggono i suoi scritti.
—Come! I suoi scritti sono immorali?
—Tutt'altro. Sono noiosi—rispose la ragazza con la massima serietà.
Il signor Michele scoppiò in una risata sonora, e notò fra sè che, oltre alla fisonomia e al portamento, la sua leggiadra interlocutrice aveva anche il piglio ironico della signora Amalia. Egli si trovava a meraviglia in sua compagnia, ma ormai faceva buio e non gli era dato trattenersi più a lungo senza abusare della gentilezza della signorina Matilde. Inoltre, l'aria era un po' umida e la conversazione all'aperto non poteva durare, nè forse la Matilde, in assenza della sua genitrice, stimava opportuno entrare in casa con un uomo ch'ella vedeva per la prima volta. È vero che ci correva un bel numero d'anni fra loro, è vero ch'egli avrebbe potuto esserle padre... Ma questa paternità non sorrideva punto al signor Michele.—Che padre! Che padre!—egli pensava in cuor suo.—Vorrei vedere quanti zerbinotti di primo pelo hanno l'aspetto giovanile che io ho.
—Ebbene, signorina—egli disse alzandosi in piedi—faccia i miei complimenti alla sua mamma, e abbia la cortesia di annunziarle la mia visita per domani.—Il signor Michele s'era ormai risolto a prolungare d'un giorno la sua assenza da Venezia.
Però, mentre egli stava accomiatandosi, si udì il rumore di una carrozza che entrava in giardino.