—Ecco la mamma—disse la Matilde—adesso non se ne andrà.
E si mosse accennando al signor Michele di seguirla.
Si udì la voce della padrona di casa.
—Qui non c'è anima viva. Dovevano pur sapere in cucina che il giardiniere è a Vittorio. Teodoro! Giovanna!... O chi sa dove sono?... Ebbene, Carlo—ella soggiunse rivoltasi al cocchiere—chiuderete voi il cancello, chè a quest'ora è una vera imprudenza il lasciarlo aperto. Può entrare chi vuole.
—E infatti, mamma—gridò la Matilde, che accorreva saltellando—e infatti in tua assenza è entrato un nemico... Dio mio, con questa oscurità come si fa a presentare la gente?...
—Chi è? Che cosa vai dicendo, mia cara?—domandò la signora Amalia, che non capiva troppo i discorsi della figliuola.—C'è qualcheduno teco?
—Ma sì, ma sì... Un tuo conoscente che m'aveva presa in iscambio per te.
La signora Amalia si mise a ridere.—Dev'essere ben miope questo signore. Che si faccia avanti... Ma no, anzi, entriamo in casa, perchè qui non ci si vede quasi più... In salotto hanno acceso il lume... pare che si siano svegliati.
Infine un cameriere si presentò sulla scalinata: Bravissimo, Teodoro. Eravate scomparso.—E la signora Amalia salì la gradinata dicendo scherzosamente a sua figlia:—Vienmi dietro coll'invasore.