—Signora Amalia—cominciò la persona qualificata con questo aggettivo—io non so s'ella mi perdonerà l'ardire ch'io ebbi di venir da lei così alla sprovvista dopo un intervallo di venticinque anni... Ahi! È troppo grassa—soggiunse fra sè il signor Michele vedendo disegnarsi i contorni della sua antica fiamma alla luce che veniva dall'interno della sala.
—Venticinqu'anni!—disse la signora Amalia voltandosi con vivacità.—Ma allora non può essere, non è anzi che....
—Michele Arsandi per servirla,... l'artigliere del 1849.
—Oh signor Michele—sclamò la signora Nottoli, stendendogli ambe le mani con una cordialità schietta ed affettuosa.—Avanti.... Ma, quando se ne levi la barba, lei non ha punto cambiato dal 49.
E poichè questi primi saluti furono scambiati sulla soglia, la signora Amalia, il signor Michele e la Matilde entrarono nel salotto, ch'era rischiarato da un lume a petrolio posto su un tavolino laterale vicino al sofà. Nel mezzo c'era un altro tavolino da giuoco con due candele spente. Una parte della stanza era in ombra, e colà, adagiato sulla sua poltrona, dormiva tranquillo, russando talvolta, il professore Benvoglio.
—Badi che adesso è nostro prigioniero—ripigliò la signora Amalia, mentre una cameriera, venuta in quel punto, le toglieva di dosso lo sciallo ed il velo.
—Io la ringrazio infinitamente—rispose il signor Michele—ma devo ritornare questa sera medesima a Conegliano per ripartire domani con la prima corsa.
—Che? Che? Nemmeno per idea. Dov'è alloggiato a Conegliano?
—All'Europa, ma non ho che l'occorrente per una notte.