—Sì, la mamma mi ci ha abbuonata questo anno.
—Dunque sa la lingua?
—Un poco, ma non ho mai occasione di fare esercizio.
—Ebbene, parli adesso con me.
—Oh Dio buono, sentirà quanti spropositi.
—Non importa: tanto bisogna farsi coraggio.
—Or ora vado a prendere lo scacchiere e il giornale e torno.
E la vispa ragazza uscì di corsa dal salotto.
Gli altri quattro personaggi si erano messi intanto al tavolino da giuoco.
—Sentite caro professore—diceva la signora Amalia al Benvoglio—vi raccomando di non pigliar le cose troppo in epico, perchè io non intendo mettermi a giuocare a tresette col raccoglimento con cui mi accingerei a studiare un problema di matematica... se sperassi di capirne qualche cosa. Vi do per compagno il dottore. Io giuocherò col signor Nerini. Mi prenda come sono e non si scandolezzi delle mie distrazioni.