La signora Amalia e la Matilde tornarono ben presto ravvolte in due mantelli bianchi col cappuccio guernito di rosso. Erano entrambe assai belle e attraenti, tantochè il professore Benvoglio si sarebbe gettato volentieri ai piedi della madre e il cavaliere Arsandi a quelli della figliuola. Per buona ventura essi frenarono i loro impeti cavallereschi.
—Coraggio, signori,—disse la padrona di casa,—mettano i loro soprabiti e i loro cappelli.
—Non prima ch'io mi sia assicurato del suo braccio—sclamò il professore slanciandosi verso di lei.
—Scusate—ella rispose—questo privilegio tocca oggi all'amico che non vedevo da venticinque anni... anche se per avventura egli non se ne mostra troppo sollecito.
Le ultime parole erano indirizzate all'Arsandi, il quale calcolava invece di offrire il braccio alla Matilde ed accolse quindi con mediocre entusiasmo il cortese invito della sua antica fiamma.
La signora Amalia si mise a ridere.—Chi lo avrebbe detto, sempre in quei nostri tempi preistorici, che venticinque anni dopo ella si sarebbe fatto pregare ad esser mio cavaliere?
—Ma che pensa mai?...
—E allora—ella continuò senza dargli retta—io la conducevo con la punta del dito mignolo... Ma! Come mutano i saggi!
—Creda pure, signora Amalia, che io...
—Che lei non ha mutato... Sarebbe curiosa. È vedovo; ha un figliuolo di ventidue anni, e vorrebbe non aver mutato? Badi, signor Michele, con la corteccia bisogna mutare anche il midollo.