—Eppure è così—replicò la signora Amalia—e non c'è nulla di strano, perchè il cavaliere Arsandi ha i suoi quarantacinque anni sonati.
—Sarà, ma non li mostra. Bisogna dire che l'aria d'Inghilterra mantenga gli uomini così. Guarda lo zio Gustavo, ch'è certo più giovane del signor Arsandi, se non pare invece più vecchio di lui. E il conte Onaldi che sposò la Lina Carenti? Ha ventisei anni ed è tutto cascante e sfiaccolato. E il figlio del dottor Menici che è promesso alla Leonora Raboni? Pare un baco da seta.
—Verissimo, ma non bisogna prendere per buona moneta la freschezza degli uomini maturi. Gran pomate, mia cara, gran tinture, e se occorre anche il busto per tenersi ritti.
—Il busto!—esclamò ridendo la ragazza.—O che ci hanno da fare gli uomini del busto? E che anche il signor Arsandi?...
La cosa sembrava così comica alla Matilde, ch'ella non riusciva a frenare la sua ilarità. Evidentemente sua madre aveva toccato il tasto giusto e il signor Michele era perduto nell'opinione della ragazza se non era in grado di scagionarsi delle accuse fattegli dalla sua antica amante. Ma come scagionarsene se non le conosceva?
Svoltato un sentieruccio tortuoso e coperto, le due signore erano entrate in un viale di tigli lungo il quale si avanzavano il signor Michele ed il signor Gustavo.
—C'è anche lo zio?—disse la Matilde a sua madre.—Non s'era ritirato nella sua camera?
Quindi senz'attendere risposta gli corse incontro, gli porse ambe le mani e si lasciò baciare sulle due guancie.
—Beati gli zii!—pensò il signor Michele. Poi fece anch'egli i suoi saluti, e vide o credette vedere nella Matilde una certa aria sospettosa che lo turbò alquanto.—La mia paternità mi ha rovinato—egli disse fra sè.
Intanto era sopraggiunta la signora Amalia. Indossava un elegantissimo abito di alpagà grigio a sgonfietti con guarnizioni d'una tinta più oscura; in testa s'era acconciata con artistica negligenza un fisciù di lana rossa che faceva spiccare il bruno colore de' suoi capelli. La Matilde invece aveva un vestito di percalle a fondo bianco con righe celesti e un nastro pure celeste alla cintola; portava un cappellino rotondo di Firenze con fiori di campo. Nessun altro ornamento alla sua persona che si disegnava così in tutta la giusta proporzione delle membra.