—Per bacco! Siete due figurini—disse il Martelli rivolgendosi alle due donne.—Anche l'amico Arsandi è azzimato come un lion. Non ci sono che io in una toelette indecorosa. Vi saluto e vado in camera a provvedere alla mia riputazione.
Con queste parole si accomiatò dalla brigata. La signora Amalia lo seguì per alcuni passi e gli chiese—Hai capito nulla?
—Mi pare che tu non abbia tutti i torti—egli rispose—ma vedremo più tardi.
Entrato in casa, trovò nel salotto terreno il professor Benvoglio steso su una poltrona con un libro in mano.
—Oh signor professore, come va?—disse Gustavo.—Sempre fresco già, sempre galante. E perchè non scende in giardino con questo bel tempo?
—Scenderò or ora. Ho l'abitudine di non uscir mai senza essermi prima ristorato con una buona lettura.
—Eccellente abitudine. E che libro legge?
—Oh non son libri per loro signori che vanno in cerca di novità... Vecchiumi, roba da rigattieri.
—Via, mi lasci vedere.—E con gentile violenza prese di mano il volumetto al titubante professor Benvoglio.—Oh che bel titolo! E che lungo! Quasi più lungo del libro. Di alcuni modernuzzi e tisicuzzi scrittorelli di cianciafruscole all'uso francioso, per Antonluigi Ceccherillini, accademico della Crusca, ecc. ecc.