—Io sono innamorato sopratutto—soggiunse il Benvoglio ripigliando il suo libro—della perizia con cui l'autore maneggia il participio. Datemi il participio, e vi darò lo scrittore, diceva...
In quella entrò nel salotto un cameriere con un servizio di caffè e latte, burro e panini abbrustoliti, e il professore Benvoglio, interrompendo il suo dotto discorso, si affrettò verso la tavola ov'era stata deposta tutta questa grazia di Dio.
—Oh professore, la lascio a ristorarsi con la sua lettura—disse con aria ironica il signor Gustavo. E uscì dalla stanza.
—Motteggiatore insopportabile!—brontolò il Benvoglio!—Non c'è proprio più gusto a stare in questa villa. Non c'è proprio più gusto—egli ripetè, immollando nel caffè e latte il primo crostino.
CAPITOLO OTTAVO
Sullo scorcio di quel giorno il signor Michele si trovava nella condizione di un generale, che senz'aver vinto la battaglia crede però di essersi assicurate le posizioni che gli renderanno più facile la vittoria il domani. Egli aveva fatto prodigi. Convinto che gli nuoceva presso la Matilde il saperlo padre d'un figliuolo grande e grosso, egli voleva mostrarle che conservava tutto il vigore, tutta l'elasticità di un giovinotto. La mattina, accompagnando a piedi la signora Amalia e la Matilde in una gita sull'asino sopra un colle vicino alquanto ripido e sassoso, egli aveva maravigliato l'asinaio per la celerità del suo passo sicuro e la spigliatezza de' suoi movimenti, e aveva sorpreso più volte la Matilde intenta a guardarlo con una certa compiacenza.