Più tardi il Martelli gli procurò contro voglia un maggiore trionfo.

—Come va l'equitazione?—chiese lo zio alla nipote.

—Male—risposero ad una voce la ragazza e sua madre. E quest'ultima continuò:—Bisognerà vendere Lilì perchè non c'è caso di montarla. Ha rovesciato lo stalliere e Matilde, e io non voglio che nessuno ritenti la prova.

—Oh—disse il Martelli, che passava per un discreto cavallerizzo.—Volete vedere ch'io domo questo bucefalo?

—No, no—sclamarono le due donne—andrai certo con le gambe all'aria.

Questa soluzione tutt'altro che eroica solleticava pochino la vanità dello zio di Matilde, che avrebbe battuto ritirata assai di buon grado, ma venne l'Arsandi a rianimare il suo coraggio.

—Orsù, Gustavo, se non ci riuscite voi, mi ci sperimenterò io...

—Ah mio caro—replicò questi ferito nel suo amor proprio—se non ci riesco io, credo che nemmen voi farete miracoli.

Le signore si opposero fiaccamente. Esse avevano ormai una certa curiosità di vedere come sarebbe andata a finire questa specie dì sfida.

Ma concordi in ciò, non erano punto all'unissono nei loro voti. La signora Amalia aveva il maligno desiderio di contemplare il petulante suo ospite lungo disteso sull'erba del prato, la Matilde invece gli augurava un pieno trionfo.