Quando lo stalliere ebbe l'ordine di sellare la riluttante Lilì, egli scrollò il capo con un risolino sardonico.

—Vorranno almeno cascar sul molle?—egli disse.

—Sì, sì, sul prato—rispose la Matilde che aveva dato gli ordini.

—Ma si sciupa l'erba—osservò il giardiniere ch'era lì per caso.

—Meglio l'erba che il collo—soggiunse sentenziosamente Marco, un giovinetto che serviva di sostituto al cocchiere.—Non è vero, padroncina?

La Lilì era una bella bestiuola di pelo bigio picchiettato di bianco. Non si sarebbe creduto a primo aspetto ch'ella fosse così indomita; si lasciava avvicinare, lisciare, palpare senza dare il minimo segno d'impazienza. Tollerava anche la sella, ma non tollerava il cavaliere.

—È questo l'animale feroce?—chiese il Martelli tostochè vide la Lilì.—E dove la conducono?

—Qui davanti, sull'erba—rispose la signora—È condizione sine qua non.

—Bah! Che paure ridicole!