—Gustavo, non fidarti.

—Ma se pare un agnellino?

Latet anguis in herba... Non va bene, professore?—soggiunse la vedova indirizzandosi al Benvoglio che si avvicinava per godere anch'egli dello spettacolo. Il professore teneva l'occhialino sul naso e componeva le labbra a un sorriso di approvazione.

—Va benissimo, signora Amalia, va benissimo. Lei potrebbe imparar tutto... Ma bravo, signor Martelli, domi lei questo quadrupede. Sono esercizi pegli uomini e non per le signorine:

Pera chi osò primiero
Discortese commettere
A infedele corsiero
L'agil fianco femmineo,

come cantò il nostro Foscolo.

Intanto il signor Gustavo si era avvicinato alla bestia. Lo stalliere rideva sotto i baffi, il signor Michele osservava tutto in silenzio affine di poter trar partito dell'esperienza del suo competitore se per avventura questi faceva un capitombolo. La Matilde, che mostrava una certa inquietudine, si avanzò uno o due passi sul prato, sollevando i lembi del vestito e lasciando in questa maniera veder due piedini d'angiolo, supposto che vi siano angioli e che gli angioli abbiano piedi.

—Ah eccomi!—gridò il Martelli in aria di trionfo appena fu in sella. Ma non aveva ancora finito l'esclamazione che la Lilì, alzando con un salto poderoso le zampe posteriori, ritirando le orecchie e abbassando il capo in modo da formare un ripidissimo piano inclinato, lo aveva già fatto scivolare sull'erba con la maggior grazia che si possa immaginare.

—Ti sei fatto male, Gustavo? Ti sei fatto male, zio?—chiesero la signora Amalia e la Matilde frenando a stento la gran voglia che avevano di ridere. Quanto allo stalliere e al professore Benvoglio, essi ridevano davvero. Il solo Arsandi era impassibile.

—Male no—rispose il Martelli che si era anche alzato e si palpava qua e là—male no, ma in nome di Dio, perchè non avvertire che il cavallo aveva questo vizio?