— Perchè non suonar subito? — ella disse finalmente.
— Speravo d’addormentarmi.... Ma non c’è stato verso.... Fatemi aver del ghiaccio.... E appena vien Fedele mandatelo dal professore Astigiano, il mio medico.... Dev’essere in città.... E se non c’è lui, da Barelli, l’altro mio collega, che sta in piazza Vittorio Emanuele a fianco del Caffè d’Italia.
Teofoli parlava a stento, interrotto da frequenti colpi di tosse.
— È un raffreddore, un gran raffreddore, — ripigliò la signora Pasqua. — Non si sforzi a discorrere. Cerchi di sudare piuttosto. Dal professore Astigiano andrò io in persona. Fedele non sarà qui che dopo le otto.... Ma non si dia pensiero, non lo lascerò mica solo. Pregherò la portinaia di salire per una mezz’ora. E se le occorre qualcosa, tiri il campanello....
— Va bene.... Ma del ghiaccio, mi raccomando.
— Prenderò anche del ghiaccio.... quantunque, secondo me, un sudorifero farebbe più al caso.... Basta, verrà il medico.
Di medici, anzichè uno, ne vennero due, prima il Barelli e poi l’Astigiano che non era a casa quando la signora Pasqua andò a chiamarlo, ma che tornò nella mattina stessa da un consulto in provincia e corse subito dall’amico e cliente. I due luminari della diagnosi e della terapeutica furono d’accordo nel riconoscere la gravità della malattia ch’era una pleuropneumonite con complicazione cardiaca, la qual cosa dava maggior pensiero del resto e portava seco il pericolo di soffocazione improvvisa, per sincope. E siccome la clinica universitaria vantava nel professore Ravanetti uno specialista per le affezioni di cuore, anche il Ravanetti fu pregato di esaminare l’infermo, ciò ch’egli fece nella sera stessa, pronunciando un responso identico a quello dei due onorandi colleghi.
Intanto la notizia del male violento che aveva colpito l’insigne professore Teofoli s’era diffusa nella città e vi aveva destato una dolorosa maraviglia. — Come? — si diceva: — Se poche ore fa era alla festa dei Gilbert?
Allora qualcheduno notava che il professore da un pezzo non era più lui, ch’era pallido, ch’era magro, ch’era di cattivo umore. E altri accennavano in aria di mistero a quella sua disgraziata passione per la Serlati, la prima origine di tutti quanti i suoi guai.
— Sarà un travaso di bile per chi sa che brutto tiro di quella civetta, — borbottavano Frusti e Dalla Volpe.