E nel loro scetticismo non vollero, il primo giorno, nemmeno passare a casa Teofoli ad assumervi informazioni precise.

La seconda mattina però, dopo un colloquio con l’Astigiano e col Barelli, i due arcigni e ringhiosi personaggi si piegarono a più miti consigli e si recarono in persona da colui che pochi mesi addietro essi seguivano come due cani fedeli.

Teofoli mostrò di vederli con piacere, discorse loro, per quanto glielo consentiva il respiro corto e affannoso, delle faccende dell’Università, li invitò a tornar presto, ed espresse l’intenzione, appena ristabilito, di riprender la vita d’un tempo, i suoi pranzetti nell’intimità, le sue passeggiate, le sedutine in birreria.

In complesso i due professori non furono scontenti della loro visita.

— Il diavolo non sarà così brutto come si voleva farci credere, — essi dissero alla signora Pasqua che li riaccompagnava. — E sembra almeno che d’una delle sue malattie, della peggiore, egli sia guarito.... Quella femmina....

— Quella femmina, — proruppe con impeto la signora Pasqua, — lo ha assassinato.... Guarito di quella malattia?... È vero, sembrerebbe che fosse guarito. Ma non c’è da fidarsene.... E scommetterei che uscendo di casa egli correrebbe subito dalla signora contessa.... Pur troppo, — ella soggiunse rasciugandosi gli occhi col lembo del grembiale, — non esce di casa, no, per adesso.... E voglia il cielo....

— Eh via....

— E pensare che se non ci fosse stata quella femmina....! — ripigliò la signora Pasqua sfogando la sua acrimonia contro la Serlati. — Brutta pettegola!... Lusingare un uomo come il professor Teofoli e poi prendersi gioco di lui.... Perchè è andata così, giurerei ch’è andata così.

— Donne, cara signora Pasqua, donne! — esclamò Frusti.

— Per questo è vero, — ella rispose. — Donne, e s’è detto molto.... Ma che non ci sian proprio eccezioni?... Io, per poco donna che mi senta, se avessi dato delle speranze a un uomo....