— Anche subito, se si contenta di vederla addormentata.

— Si figuri.... Pur di non svegliarla.

— Oh per questo non si dia pensiero.... Finchè non abbia dormito le sue due ore di fila, non la sveglierebbero le cannonate.

— In tal caso.... — replicò la signora.

— E se invece pregassimo il capitano di condurcela domattina, quando deve venire in banco alle undici? — propose il signor Roberto. — Farebbe colazione con noi.

— Magari! — soggiunse la signora Agnese. E non si quetò fin che Master Atkinson non ebbe accettato l’invito. Ma questa non le parve una buona ragione per non veder subito la piccina.... Le bastava vederla di lontano.... per un momento.

Il capitano volle compiacerla. — Mi lasci passare avanti allora, — egli disse. — Tom non le permetterebbe neppure di affacciarsi alla soglia se non ci fossi io.

In fatti, quando il capitano aperse l’uscio della cabina, la prima cosa che si vide fu il cane di Terranuova che seduto sulle due zampe posteriori custodiva l’ingresso. A un cenno imperioso del padrone egli si tirò in un angolo manifestando con un lieve brontolìo la sua disapprovazione.

Per una curiosità forse indiscreta m’ero avvicinato anch’io e stavo dietro alla signora Agnese. Il signor Roberto era rimasto seduto e sfogliava un atlante.

La bimba dormiva profondamente nella sua cuccetta, posata su un fianco, con la faccia rivolta verso l’uscio, tantochè la si vedeva benissimo senza entrare nella cabina. Somigliava alla fotografia appesa al salotto, ma era molto più bella, un vero angioletto dalla capigliatura bionda che formava una specie d’aureola intorno al visino di latte e di rosa.