— Oh che amore! — disse la signora Agnese smorzando la voce e giungendo le palme in atto di adorazione. — E che nome ha?
— Ofelia, — rispose Master Atkinson.
— Strano nome! — pensai, evocando la dolce figura della infelicissima innamorata di Amleto.
— Venga, venga avanti, — riprese il capitano lusingato nel suo orgoglio di padre.
La signora Agnese non se lo fece dire due volte, e accostatasi in punta di piedi alla cuccetta si chinò sulla bimba e le sfiorò con un bacio la bocca.
Tom inquieto si mosse dal suo angolo, interrogando con gli occhi il capitano. — Che novità sono queste? Perchè la disturbate?
No, non la disturbavano, ed ella seguitava a dormire sorridendo nel sonno.
Resistendo alla tentazione di baciarla una seconda volta, la signora Agnese s’avviò per uscire. Il cane, ormai rassicurato, le si fregò amorevolmente intorno alle vesti; ella gli fece una carezza e rientrò nel salottino ove suo marito l’aspettava. A me disse passando: — Com’è bella, non è vero? — E subito dopo si rivolse al signor Roberto con un mite rimprovero: — Perchè non hai voluto vederla?
Egli chiuse l’atlante. — La vedrò domani.
— È così bella! — ella ripetè.