Ora la sera di quello stesso mercoledì, mentre il capitano Atkinson stava per accommiatarsi, la signora Agnese, stringendogli forte la mano, gli disse con una certa esaltazione: — Quanto durerà il suo viaggio, fra andata e ritorno?
— Non più di cinque mesi, spero.
— Ebbene, vuol fare una bella cosa?... Affidi a noi l’Ofelia per questi cinque mesi....
— Ma, Agnese.... — interruppe il signor Roberto. — come puoi domandare a Master George di privarsi della sua figliuola?
— Oh lo sa anche lui che non potrà condurla sempre in giro pel mondo....
— Appunto per questo la vorrà seco adesso, — replicò Prosperi, — evidentemente infastidito dal ghiribizzo saltato in capo a sua moglie.
La signora Agnese insistette. — Non lo si sforza mica. Sentiamo quel che ne pensa lui.... lui e l’Ofelia.
S’era chinata sulla bimba per agganciarle i bottoni del soprabitino e le susurrava in tono carezzevole: — Non è vero, Ofelia, che resteresti volentieri con la zia Agnese?
Per l’Ofelia il restar con la zia Agnese significava andar a spasso ogni giorno, far baldoria con Tom in giardino, aver sempre nuovi balocchi da ammirare e da rompere, tutte cose piene di attrattive per lei. Ma l’idea di separarsi per un pezzo dal padre non entrava nella sua testolina, ed ella espresse ingenuamente il suo pensiero: — Con la zia Agnese, col babbo e con Tom.
Il capitano Atkinson frattanto ringraziava la signora Prosperi dell’ospitalità ch’ella offriva all’Ofelia.... L’avrebbe affidata a lei come a una seconda mamma.... e avrebbe viaggiato sicuro, tranquillo, anche per qualche anno di seguito.... In quel momento però temeva che quella compagnia gli fosse necessaria.... Non s’era rimesso ancora dal dolore per la perdita della moglie, e la sua unica consolazione era quella di aver presso di sè la soave creaturina che nella voce, nei lineamenti gli ricordava la sua povera morta.