Parlava commosso, agitato, cercando con gli occhi l’Ofelia di cui la signora Agnese era sempre occupata ad agganciare i bottoni con mano incerta e febbrile.

Forse la bimba sentì quello sguardo appassionato che l’avvolgeva; fatto si è ch’ella si staccò dolcemente dalla zia, dicendo: — Lascia finire al babbo: ha più pratica....

La signora Agnese vedeva svanire il suo sogno.

— Capisco, — ella balbettò in risposta a Master Atkinson, — capisco.... Ma non mi dia subito una negativa assoluta.... Rifletta fino a domani.... La notte porta consiglio.

Ella diceva così, ma in fondo non sperava più nulla.

E quando il capitano e l’Ofelia furono usciti ella si abbandonò sulla poltrona, con la faccia rivolta verso la spalliera e si mise a piangere dirottamente.

A me parve delicato di lasciar soli marito e moglie e mi dileguai in silenzio.

III.

Era destino però ch’io non potessi, neppur volendo, tenermi estraneo alle faccende intime di casa Prosperi. Il giovedì mattina il principale non venne in banco che tardi e mi chiamò subito nel suo gabinetto. Era pallido, stravolto. — Ha fatto male ad andarsene iersera, — egli mi disse. — Forse la sua presenza avrebbe evitato una scena penosa.

Mi raccontò poi che sua moglie lo aveva investito fieramente perchè con le sue parole aveva incoraggiato la risposta sfavorevole del capitano Atkinson, il quale non poteva tener un altro linguaggio dal momento che le prime difficoltà venivano da una delle persone che avrebbero dovuto ospitar la sua figliuola.