— Non vedo l’ora di ricevere l’annunzio telegrafico dell’arrivo a Hiogo. Perchè il capitano telegraferà subito, non c’è dubbio.... L’ho tanto pregato....
Io notai che in ogni caso avrebbero telegrafato i signori Holiday.
— Lo so, lo so — ella disse. — Ma non è la stessa cosa. I signori Holiday non inseriranno nel dispaccio neanche una parola che si riferisca all’Ofelia.... Questo non c’entra col vostro carico di riso.
Infatti, non c’entrava.
Dopo una breve pausa, la signora Agnese confessò che il suo trasporto per quella fanciulla meravigliava lei stessa e che suo marito aveva mille ragioni di rimproverarla di mancar di misura; ma certe cose non si discutono.... L’Ofelia l’aveva ammaliata.
— E forse — ella continuava — anche Roberto finirà col subirne il fascino, col desiderare ch’ella non vada più via. Si ha un bel dire: “L’Ofelia è un’incognita.„ Ma tutti i bambini sono altrettante incognite, persino i nostri quando ne abbiamo.... E se ci si decide a dare ospitalità a quelli che non son nostri, il meglio si è che i genitori o non ci siano, o siano lontani.... L’ho fatto l’esperimento dei figliuoli dei parenti, degli amici; l’ho fatto nel terzo e quart’anno del mio matrimonio.... C’era specialmente una bimbetta d’una mia cugina che si lasciava da noi per due, tre mesi di fila.... Però la madre veniva ogni tanto a vedersela e allora erano osservazioni su questo, su quello.... La mia cugina andò a stabilirsi in Francia col marito e con la figlia, e in quell’occasione io avevo giurato di non voler più saperne nè di quella bimba, nè di nessun’altra.... Giuramenti da marinaio.... Son nata mamma!
La signora Agnese si alzò e tendendomi la mano mi disse: — Sarà mio alleato, non è vero? Patrocinerà la mia causa con mio marito e col capitano Atkinson?
Balbettai qualche parola ch’ella interpretò nel senso più favorevole, e m’allontanai col presentimento di essermi messo per una via irta di triboli.
Questo colloquio era stato tenuto il lunedì o il martedì; la domenica, almeno una settimana prima di quello che si sarebbe creduto, giunsero due telegrammi da Hiogo, uno del capitano Atkinson che avvisava del suo felice arrivo, l’altro dei signori James Holiday e C., in cifra, che davano anch’essi la stessa notizia, assicuravano che si sarebbe posto mano al più presto alla caricazione del riso, e confermavano una lettera spedita per la posta circa al salottino giapponese. Non occorre dire che il capitano aveva introdotta nel dispaccio la frase voluta dalla signora Agnese.
Era il 20 di maggio. Il King Arthur aveva compiuto il suo tragitto in quarantacinque giorni. Se il ritorno si compiva con una celerità uguale, accordato anche un mese per la caricazione, il bastimento si sarebbe rivisto a Venezia ai primi di agosto.