Comunque sia, io ero già al termine della mia missione senz’aver raggiunto il fine sperato. Indizi in quantità, certezza morale fin che si vuole; ma prove materiali, palpabili, nessuna. Da Venezia Prosperi mi scriveva lasciando in mia facoltà di spingermi magari all’India, alla China, al Giappone se credevo al risultato pratico di questo viaggio.... Io però non ci credevo, nè ci credeva alcuno di quelli a cui ne parlai. — Dove andreste? — mi si diceva. — È un’ipotesi ragionevole che il King Arthur si sia perduto nel tifone dal 25 al 28 giugno. Ma è sempre un’ipotesi. E in ogni modo, pur riuscendo a precisare il raggio di quel tifone, come scoprirete il punto ove il bastimento si è sommerso? Che esercito di palombari prenderete con voi? E vi par possibile ch’essi discendano a una profondità di migliaia e migliaia di metri?

Quest’era vero, ma io obbiettai che forse qualche uomo dell’equipaggio s’era salvato, rifugiato in un’isola, in una spiaggia deserta, che forse si poteva trovarlo....

I miei ascoltatori sorrisero. — Non è più il tempo di Robinson Crusoè.

Un po’ perchè queste riflessioni non facevano che crescere la mia sfiducia, un po’ perchè m’impregnavo anch’io della maschia filosofia anglo-sassone che ci stimola a guardare dinanzi e non dietro a noi, io abbandonai l’impresa e feci ritorno in Italia. Era inutile ostinarsi, io dissi al mio principale, era inutile sprecar l’energia, l’ingegno, il danaro in ricerche fantastiche. Dovevamo mettere il nostro cuore in pace, dimenticare il King Arthur, lavorar con lena raddoppiata, mantenere alla nostra casa il posto che le spettava pe’ suoi capitali, per la sua riputazione, per l’abilità riconosciuta di chi la dirigeva. Nel fervore del discorso mi sfuggì un’allusione alla frase udita negli uffici del Lloyd circa alla necessità di non indugiarsi troppo a piangere i morti.

Il principale m’interruppe. — Non si tratta di morti, caro Ceriani.... almeno per me.... Per me si tratta d’una persona viva che amo e che avrei voluto render felice a costo del mio sangue, mentre invece un fatale concorso di circostanze volge ad effetto contrario tutti i miei sforzi.... Ah è facile dire: quella persona è un’esaltata, ingigantisce i suoi dolori, non apprezza convenientemente i beni che possede, va in traccia dello strano, del singolare.... È facile rimproverarle il suo cieco trasporto per una bambina appena conosciuta, la sua mancanza di rassegnazione ai decreti della Provvidenza. È facile infine citarle tante donne che hanno la saviezza di contentarsi di ciò che hanno, di non accasciarsi sotto il peso di sventure molto più grandi di quella che l’ha colpita.... Ragioni belle, buone, sacrosante, ma che non concludono nulla.... Le cose non sono quelle che dovrebbero essere, ma quelle che sono.... Il fatto si è che le condizioni di mia moglie sono tali da destar le più legittime apprensioni.... Quel pensiero assiduo che la tormenta, logora la sua salute e pur troppo ha un’azione funesta anche sulla sua intelligenza. La vedrà, Ceriani, la vedrà.... Non è già che ella parli di continuo del King Arthur o dell’Ofelia; sarebbe meglio che ne parlasse.... ma si capisce che la sua mente è sempre lì, e la sua fissazione di voler passar quasi l’intera giornata in quello ch’ella chiama il suo salottino giapponese basta a dimostrarlo.... Via, siamo giusti, data una natura nervosa come quella dell’Agnese, non poteva accader di peggio.... Se lo sciagurato King Arthur si fosse perduto come si perdono centinaia di navi non saremmo a questo punto.... È per ciò ch’io insistevo per aver una prova.... Non la si è potuta avere, pazienza.... Non ne ha colpa nessuno.... Intendo benissimo che sarebbe una follia il girare il mondo in cerca di un bastimento.... Ma bisogna convenire ch’è un destino iniquo. E vi sarà della gente che c’invidia perchè siamo ricchi!

Il signor Roberto non esagerava accennando alle tristi condizioni di sua moglie. La vidi nella giornata e mi fece una pena immensa. Aveva dato un crollo in poche settimane. Era ridotta a pelle ed ossa, aveva gli occhi infossati e più d’un filo bianco si mesceva a’ suoi bei capelli biondi.... E quello sguardo, quello sguardo!

Mi accolse con una cortesia fredda, ben diversa dall’espansione ch’ella m’aveva dimostrata negli ultimi tempi. Circa al mio viaggio, mi disse soltanto: — Non ha saputo nulla.... Già era da immaginarselo.

Lieto ch’ell’avesse rotto il ghiaccio, mi credetti incoraggiato a riferirle le indagini che avevo fatte, i nuovi indizi che avevo raccolti, i discorsi che avevo sentiti, la dolorosa convinzione che avevo acquistata dell’inutilità di ulteriori pratiche per accertare un avvenimento su cui pur troppo non v’era più dubbio. M’aspettavo ch’ella protestasse contro le mie parole, che, in un modo o nell’altro, ella sfogasse il suo dolore.... Niente di tutto ciò.... Teneva la testa chinata sul petto, le mani incrociate sulle ginocchia, non dava segno di approvazione o dissenso.

Nell’uscire dalla stanza il signor Roberto sospirò: — È uno strazio. Così non può durare....

Tale era anche la mia opinione. Ma c’ingannavamo tutti e due. Anzi, in quanto a salute, la signora Agnese migliorò, riprese un po’ di polpa e di colore. Non migliorò invece il suo stato morale, non ci fu verso di scuotere il letargo nel quale ell’era piombata. Ella non trovava qualche lampo d’energia che per respinger qualunque proposta suo marito le facesse di viaggi o di distrazioni d’altra natura.