NELL’ANDARE AL BALLO.

Il servo picchiò leggermente all’uscio, e disse con qualche esitazione: — Signora....

Sola nel suo salottino, la signora Stella Marioli ripassava della musica al pianoforte. Un resto di legna si consumava, scoppiettando, nel caminetto; sopra una tavola sparsa di libri e giornali ardeva un lume a Carvel.

— Che c’è? — chiese la signora, voltandosi sulla sedia.

— C’è una visita.

— A quest’ora? Lo sapete bene che di sera non ricevo.

— Lo so.... Ma il cavalier Gualberti mi ha ordinato di annunziarlo ugualmente.

— È Gualberti? — soggiunse la signora Marioli come parlando tra sè. — E pensò che per due volte consecutive egli era venuto di giorno senza trovarla in casa. A ogni modo.... — Basta.... Che entri, — ella disse a voce alta. — E portate da fare il tè.

Spense le due candele del pianoforte e andò a sedere accanto alla tavola.

Era una donna sulla trentina, non bellissima ma piacente, vedova da più di tre anni, senza figliuoli; chè il suo primo e unico bimbo l’era morto in fasce. Viveva con la sua mamma ch’era vedova anch’essa; ma i due quartierini erano perfettamente disobbligati con porta e ingresso a parte. Madre e figliuola avevano spiriti indipendenti e gusti alquanto diversi. Era poi questo spirito indipendente che rendeva la signora Stella aliena dal rimaritarsi, quantunque, pur che avesse voluto, non le sarebbero mancate le occasioni. Ma era ben provvista di beni di fortuna, era in grado di saper difendersi dalle insidie; che furia doveva avere di rimettere il collo sotto il giogo?