— In verità, Gualberti.... — ella cominciò rivolgendosi all’inatteso visitatore con aria di mite rimprovero. Ma, al vederlo in abito nero e cravatta bianca, soggiunse scherzosamente: — Meno male che non sono che una stazione intermedia.... Via, sedete pure.... Già una rondine non fa primavera.
Da un pezzo la signora Marioli dava del voi a Gualberti.
— Oh, signora Stella, — egli disse, — non sia così cattiva. Ho commesso un’indiscretezza, lo so, ma passavo di qui e non ho potuto resistere alla tentazione. Di giorno non mi riesce mai....
— Mi dispiace che abbiate fatto due volte la strada per nulla. Ero fuori.... Di venerdì però....
— Il suo giorno di ricevimento?... Non me ne discorra neanche.... Abborro i giorni di ricevimento in generale e il suo in particolare.
— Perchè il mio più degli altri?
— Perchè un salotto pieno di visite è tanto più odioso quanto più è simpatica la padrona di casa.
— Devo ringraziarvi del madrigale?
— Non è un madrigale; è l’espressione schietta del mio pensiero. E poi, non lo nego, divento un selvaggio.
— Voi? Non si direbbe. — E la signora Stella diede un’occhiata alla toilette inappuntabile di Gualberti. Quindi esclamò picchiandosi la fronte: