La signora Stella non finì la frase. Gualberti la finì lui.
— O di pagliaccio? Ecco, siccome l’andar in giro come una trottola mi pareva supremamente grottesco, crederei piuttosto....
E si fermò lì.
— Intendo, — disse la signora. — La vostra era una colpa di libertinaggio.... E chi sa che giudizi pronunciavate in cuor vostro sul conto di quelle povere diavole che accettavano il vostro invito per una polka o per un valzer?... Buon per me che non abbiamo mai ballato insieme.
— Io non mi ricordo di averla mai vista ballare, — replicò Gualberti.
— È vero. Anche quando viveva mio marito ballavo pochissimo.... Non in omaggio alla vostra teoria, ma perchè vado soggetta alle vertigini.... E se ci fosse una signora Gualberti, levatemi una curiosità.... è il vizio di noi donne l’esser curiose.... come vi regolereste con la signora Gualberti?
— Eh, chi può dire quel che farei? Se l’amassi, sarei debole, cederei probabilmente a’ suoi desideri. Ma non nego che dovrei mandar giù di gran bocconi amari a vederla palleggiata dalle braccia dell’uno a quelle dell’altro. Senza contare ciò che vien dopo.... Ogni imbecille che ha ballato con madama si crede in obbligo di portar la mattina seguente i suoi biglietti da visita, in duplo come le quietanze, che il marito babbeo è costretto a ricambiare, dando in questo modo la facoltà a uno stuolo di cretini di venire in casa a corteggiargli la moglie.
La signora Stella si mise a ridere.
— Che moralista diventate invecchiando, e che marito geloso sareste!
— Geloso?... Secondo.... Se amassi mia moglie.... Sia sincera, signora Stella, crede possibile amore senza gelosia?