E si alzò per la prima, sorridendo in mezzo al suo finto corruccio.
Egli non le dava retta e baciava i lembi del suo vestito e balbettava: — Amor mio, amor mio.
— Su, Gualberti, su.... Non ho mica detto ancora di sì.
— L’ho veduto scritto sulla sua.... sulla tua fronte quel sì.... E poi me lo dirai, non è vero?
— Ebbene.... tornate.... torna domani.
Ebbro di gioia, egli la strinse un istante fra le sue braccia, e si decise finalmente a prendere il suo cappello.
L’orologio suonò la mezzanotte.
— Che ora impossibile! — esclamò la signora mentre premeva il bottone del campanello elettrico. E soggiunse maliziosamente: — Sarà tardi pel ballo della Vetturi....
— Cattiva!... Il ballo della Vetturi....
Entrò il servo.