— Nulla.... sempre nel medesimo stato.... Piuttosto inquieto.
Di quelle dieci o dodici persone sei erano li da poche ore, accorse alla chiamata telegrafica. Erano i parenti più vicini, i probabili eredi del cavaliere Achille, nessuno dei quali abitava in Venezia. L’unica sorella superstite, la baronessa Rudeni, stava ordinariamente a Firenze, ma il dispaccio l’aveva raggiunta a Livorno ov’ella faceva i bagni di mare, ed ella, in compagnia del marito barone James e della cagnetta Darling, aveva preso il primo treno per l’Alta Italia; i Minucci, venivano da Torino, i Quaglia da Milano. 1 Minucci, padre e figlio, erano cognato e nipote del cavaliere; così pure i Quaglia.
Tutti, come si vede, avevano risposto all’appello con meravigliosa sollecitudine. E in vero il tenore del dispaccio spedito dal cugino Raimondi per consiglio del medico non ammetteva indugi.
Nostro Achille colpito apoplessia. Condizione allarmante. Desiderabile vostra presenza.
Era stato un fulmine a ciel sereno. Chi poteva immaginarsi che il cavaliere Achille morisse d’apoplessia a quarant’anni?
Tra il cavaliere e i parenti di lui non c’era mai stata una grande intimità. Passavano dei mesi, passava un anno intiero senza che si vedessero, perchè egli non andava a cercarli e preferiva di far i suoi viaggetti all’estero ed essi capitavano di rado a Venezia. Una volta, dopo alcune perdite fatte alla Borsa dal barone James, la baronessa moglie aveva scritto al fratello manifestandogli l’idea di tornare a stabilirsi in patria, presso di lui, che così non sarebbe rimasto tanto solo. Il cavaliere l’aveva dissuasa dal suo proposito. Se ne ricordasse; ella diceva sempre che lo scirocco di Venezia le faceva male. Di lui non si prendesse pensiero; la solitudine non lo sgomentava. Coi Minucci e coi Quaglia le relazioni erano ancora più fredde. A ogni modo i nipoti non mancavano di scrivere allo zio una toccante lettera pel capo d’anno, a cui egli, che aveva mediocri disposizioni per lo stile epistolare, rispondeva con poche righe che principiavano invariabilmente così: — Caro nipote — Gratissimo fummi tuo foglio, ecc., ecc.
II.
È facile immaginare che questi amorosi parenti, appena giunti, avevano tempestato di domande il cugino Raimondi. E anche adesso, ogni momento, egli doveva ripetere per la centesima volta l’identica storia. — Stava bene, stava benissimo. Avevamo passeggiato insieme l’altra sera sotto le Procuratie per mezz’ora. E ieri mattina aveva fatto colazione con eccellente appetito.
— Voi, però, non c’eravate mica? — chiese Annibale Minucci, il cognato del cavaliere.
— Io no.... Fu un puro caso che mi trovassi qui vicino quando Battista, il servitore, correva in traccia del medico.