— E siete venuto subito subito?
— Sfido io.... Quelle povere donne non sapevano dove dare il capo.
— Quali donne? — domandò severamente la baronessa Rudeni agitandosi sulla poltrona.
— Le due donne di casa, la cuoca e la cameriera.
— E vi ha riconosciuto? — seguitò Minucci.
— Senza dubbio.... Riconosce anche adesso.... La coscienza non l’ha perduta.... ma non può parlare.... non può muovere che il braccio destro.
— Ma! — sospirò la baronessa. E a questa esclamazione patetica ne succedette una iraconda accompagnata dal suono secco d’uno schiaffo: — Maledette bestie!
Darling, ch’era accovacciata sotto il tavolino, credendo che qualcheduno avesse percosso la sua padrona, le si avvicinò guaiolando. Ma la baronessa aveva schiaffeggiato sè medesima per accoppare una zanzara.
— Cara Eleonora, — disse con accento flebile Ippolito Meroni, un vecchio galante sulla sessantina, tinto e impomatato, — se vi darete uno schiaffo a ogni zanzara che vi ronza attorno starete fresca.
Meroni assumeva volontieri un tuono confidenziale con le donne alle quali aveva in illo tempore fatto la corte. E si diceva che la baronessa Rudeni fosse stata una delle sue fiamme.