— Ad abitar lontana da Venezia m’ero disavvezzata da questa piaga, — rispose la baronessa. — Quieta, Darling.

— Non c’erano zanzare adesso a Livorno?

— Che!

Ippolito Meroni colse il destro per evocare il ricordo del passato. E abbassando la voce: — Ve ne rammentate della stagione del 1860 all’Ardenza?

La baronessa aggrottò le ciglia. — Ma che 1860?... Io non c’ero....

— Sarà stato nel 1865.

— Io non fui all’Ardenza prima del 1870, — replicò dispettosamente la baronessa Eleonora, e alzandosi in piedi lasciò in asso il suo vetusto adoratore.

Che età avesse la baronessa Rudeni non si poteva sapere con precisione; certo superava di una decina d’anni il fratello Achille ch’era il più giovine della famiglia. Non era stata brutta.... nè inesorabile, — dicevano le male lingue; ma dacchè gli uomini la trascuravano era divenuta d’una virtù arcigna.

— Ti piace la zia? — susurrò Minucci juniore nell’orecchio del cugino.

— Non vorrei vederla senza busto, — rispose il contino Quaglia.