L’altro si mise a ridere. — Che sconquasso dev’essere!
Ippolito Meroni, piantato dalla baronessa, si accostò al barone il quale leggeva la Gazzetta.
— Quel Battemberg, che ve ne pare?
— Io però o non sarei tornato a Sofia o vi sarei rimasto coûte que coûte.
— Eh son cose presto dette.... Ma contro la Russia....
— Chi non risica non rosica.
— Quel dispaccio dello Czar è d’una prepotenza!
— Non me ne parlate, caro Meroni, non me ne parlate. E l’Europa che tollera! E noi che tolleriamo!... Siamo liberali o non siamo liberali?
Un’occhiata della moglie avvertì il barone che quello non era il luogo di approfondire un tale argomento.
La baronessa s’era riunita al crocchio numeroso che stava accanto alla finestra: Annibale Minucci, il conte Ercole Quaglia, l’avvocato Rizzoli e qualche altro amico di famiglia. Così, in via accademica, si calcolava a quanto potesse ascendere la fortuna del cavaliere Achille.