La pietosa siora Marianna arrischiò un ma....

— Che c’è? — ruggì il signor Barnaba.

— Niente.... niente.... Però la Ninetta ha da andar presto a casa sua.... e con questa neve... farle fare una strada di più....

Il marito diede un pugno sulla tavola. — Ah vorrei vedere anche questa!... Per un po’ di neve.... Come se fossero sassi.... Via, signora delicatina.... si metta il suo scialle e non perda tempo.... Marsch!

La siora Marianna non fiatava più, ma guardava la Ninetta in un certo modo come a dire: — Abbi pazienza. È una bestia e non intende ragione.

E la Ninetta ubbidì in silenzio. Staccò da un chiodo lo scialletto di lana che le copriva appena le spalle, guardò con un sospiro le sue scarpe rattacconate, si fece dare un soldo dal signor Barnaba, aperse a fatica il portone e uscì in istrada. Nevicava sempre, nevicava fitto, e il vento s’ingolfava nella calle con un urlo lungo, sinistro, somigliante a un gemito umano. Mal difesa dalla sua vesticciuola leggera, la povera fanciulla sentiva il freddo penetrarle nell’ossa, e studiava il passo segnando una piccola orma sul candido lenzuolo steso per terra.

La distanza dal palazzo Costi al primo chiosco di giornali non era mica grande, ma quella sera, con quel tempo, con quelle vie solitarie, pareva alla Ninetta di dover percorrere un deserto immenso. Lungo tutta la via ella incontrò appena un paio di persone, imbacuccate nei loro cappotti, bianche e mute come fantasmi; solo attraversando un Campielo chiamato Campielo dei morti (ce n’è più d’uno di questi Campieli in Venezia e il loro nome deriva dall’esservi stati secoli addietro in quei luoghi dei piccoli cimiteri) la ferì il miagolio lamentevole d’un gattino perduto in mezzo alla neve. Quando poi credeva di esser giunta alla meta, le toccò un’amara delusione. Il chiosco era chiuso, forse a cagione del tempo, forse a cagione della festa. Che partito prendere? Tornarsene indietro a mani vuote, o andare in cerca d’un altro chiosco a rischio di trovar chiuso anche quello? Però in quel punto ella sentì gridare in fondo alla strada: il Secolo, appena arrivato il Secolo.Secolo, — ella gridò ripetutamente, correndo dietro al rivenditore. Ma questi non la intese o non le badò, nè a lei riuscì di raggiungerlo, finchè un passante impietosito che aveva la fortuna di possedere un vocione non ebbe tuonato due volte: — Ehi, del Secolo, siete sordo? — Il rivenditore si fermò con malagrazia, prese il soldo dalla mano della Ninetta, tirò fuori di sotto il soprabito un numero del giornale, e dopo averlo dato alla fanciulla si allontanò rapidamente ripetendo come un pappagallo: Appena arrivato il Secolo. Con molte notizie il Secolo.

La Ninetta rifece il cammino di prima senza trovar anima viva, senza udire una voce umana che rompesse il silenzio; bensì nel Campielo dei morti suonava ancora, ma più rauco, più flebile, il miagolìo del povero gattino smarrito, e una forma nera si dibatteva nella neve.

IV.

La siora Marianna aveva preparata una bella scodella di roba da mangiare per la Ninetta, l’aveva coperta con un piatto, ravvolta in un tovagliuolo e riposta entro un paniere, quando la bimba ricomparve in portineria col giornale.