Finalmente, togliendo dalle spalle della fanciulla lo scialletto tutto bagnato gliene prestò uno di suo, un po’ più grande e pesante. — Me lo riporterai domani.

— Auff! La terminerete con queste smorfie? — saltò su impazientito il signor Barnaba.

— Buona notte, buona notte, — disse la Ninetta. Ed uscì.

Uno dei barcaiuoli ch’era nell’entratura le aperse il portone di strada.

— E vai fino a Rialto?

— Sì.

— Bada che il vento non ti porti via.

No, il vento non la portava via, ma una tristezza invincibile le si addensava sull’anima mentr’ella per la terza volta s’inoltrava sulla via deserta. E di nuovo il suo pensiero correva involontariamente a quei bimbi eleganti e felici ch’ell’aveva visti entrare in palazzo e che adesso senza dubbio ridevano e saltavano davanti all’albero di Natale. Non era invidiosa per sua natura; era buona, tollerante, contenta di poco; i cattivi esempi non l’avevano ancora guastata.... Anzi la brutalità dello zio, brutalità cagionata specialmente dall’abuso dei liquori, le aveva inspirato il ribrezzo dell’intemperanza, la passione della vita sobria e massaia; e d’altra parte il freddo egoismo del signor Barnaba ripugnava profondamente al suo cuore disposto alla simpatia. Quella sera però ella domandava a sè stessa se suo zio non avesse ragione di annegare i suoi affanni nell’acquavite, e se non avesse ragione il signor Barnaba di mettere in pratica a casa propria quella massima, da lui ripetuta dieci volte al giorno, che bisogna rifarsi su qualcheduno. Rifarsi?.... Ma ella, per esempio, su chi avrebbe potuto rifarsi? Chi c’era al mondo di più debole, di più derelitta di lei?

Mentr’ella faceva tra sè queste considerazioni, gli orologi cominciarono a batter le nove. Per solito a quell’ora ell’era già a casa, prima che suo zio fosse tornato dalla bettola; accendeva il lume, gettava un po’ di stipa nel focolare, e dopo aver preso un boccone per sè lasciava pel suo caro parente il buono e il meglio delle provvigioni portate seco dal palazzo. Una volta ella doveva anche aspettarlo alzata e l’aspettava realmente, cascante dal sonno o addormentata sulla sedia; poi l’era stata data licenza di coricarsi alle nove e mezzo, e ne approfittava con entusiasmo, evitando in tal modo di sentire, poichè chiudeva gli occhi appena messa la testa sul capezzale, le divagazioni stupide e le frasi sboccate dell’ubbriaco il quale finiva spesso col gettarsi attraverso la tavola e pigliar sonno così.

Comunque sia, quella sera la Ninetta era in ritardo e le conveniva affrettarsi.