Ella non si moveva.
— Che c’è adesso?
— Nulla.... Pensavo.
— A che cosa?
— Pensavo a tanti anni fa.... l’anno prima ch’io andassi in collegio, quando il Natale si festeggiò qui tutti uniti.... Che tavola allegra! C’erano il mio babbo e la mia mamma, c’era la zia, e Vittorio e Augusto, venuti in vacanza per una quindicina di giorni, e Federico.... Noi due eravamo i più giovani.... Egli faceva mille biricchinate e mi legò con la treccia alla spalliera della seggiola.... Oh mi par ieri.... E ora gli uni son morti, gli altri dispersi pel mondo.
Si voltò commossa, con le pupille umide.
Lo zio, infastidito, le diede sulla voce. — Per carità, non mi far piagnistei. I morti lasciamoli in pace, e quanto a quelli che sono dispersi, due calcolo che siano con noi; il terzo, il tuo carissimo Federico, è meglio dimenticarlo com’egli dimentica.
Ella fu in procinto di mettergli la mano sulla bocca per farlo tacere. Ma si ricordò ch’era tutta infarinata e si trattenne in tempo, sorridendo in mezzo alle lacrime: — Non le dica neanche per ischerzo queste cose. Se Federico non ha ancora scritto, questo non significa che abbia dimenticato.... Giurerei che la lettera è in viaggio.
Il colonnello fece una spallucciata. — Del resto, peggio per lui. A me non importa proprio niente.
Balzò in piedi e ripetè alla nipote: — Vatti a vestire. A meno che oggi non si debba rinunziare al pranzo....