— Finiamola.... Chi è venuto?

— È venuto.... un forastiero....

— Un forastiero.... Chi?....

La Bice esitava.

— Chi, in nome del cielo?

— Oh sa, faccio come nelle commedie, io.... Avanti, Federico.

E tirò a sè il battente dell’uscio, dietro a cui si trovava Federico in persona.

Si ha un bell’esser corazzati contro le debolezze umane, si ha un bel voler foggiarsi sul tipo inflessibile di Bruto primo e di Manlio, allorchè un figliuolo che si credeva di non rivedere per un gran pezzo vi compare dinanzi all’improvviso, e con uno sguardo più eloquente d’ogni parola vi chiede perdono de’ suoi trascorsi e ridomanda la sua parte di affetto e il suo posto al focolare domestico, è impossibile non cedere al bisogno di spalancargli le braccia. Il tempo delle riflessioni verrà, verrà forse il tempo di pentirsi dell’aver ceduto a questo primo movimento; intanto il cuore, sia pur di sorpresa, riporta una vittoria che non è mai senza conseguenze per l’avvenire.

Tutto ciò accadde al colonnello Bedeschi, il quale faceva inutili sforzi per nascondere la propria emozione, e girando intorno a questo figlio piovutogli dall’Inghilterra e divorandolo con gli occhi, tradiva la sua sollecitudine con una sequela di domande: — Non sei mica malato, eh? — Non hai mica patito freddo per viaggio? — Sei stanco? — Hai ancora da pranzare?

E mentre Federico ch’era un florido giovinetto sui ventitrè anni gli rispondeva che stava benissimo, che s’era rifocillato a Verona, ma che nondimeno avrebbe preso volentieri una tazza di brodo, il colonnello scoteva il braccio della Bice.... — Via, perchè non ti muovi?... E dov’è quello stupido di Battista? O non c’è del brodo caldo in cucina?