La Bice abbassò involontariamente gli occhi. — Quale?

— Che sei diventata proprio bella.... ma proprio.... non è già un complimento.

— Pazzo che sei! — disse la ragazza imporporandosi in viso. — Buona notte, buona notte. — El o piantò lì col lume in mano, incantato a guardarla.

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Come si accomodassero le faccende il dì appresso, che conseguenze avesse nell’avvenire la grande scoperta di Federico, a che risultato approdasse la visibile simpatia de’ due cugini, son tutte cose che non si possono saper subito.... Al Natale prossimo.... forse.

LA ZIA TERESA.

Quella sera, quando s’udì la scampanellata del postino, in casa dell’avvocato Ettore Gualtieri avevano appena finito di desinare. La cameriera entrò in salotto portando due giornali pel padrone e una grossa lettera coperta di francobolli per la signorina Amelia.

La signorina Amelia, una leggiadra giovinetta di forse diciott’anni, divenne rossa ed esclamò: — È della zia Teresa.

E agitando la lettera con aria trionfale soggiunse: — Scommetto che qui c’è la fotografia. Era tempo.

Con un oh, oh di curiosità tutti quanti si strinsero intorno all’Amelia. Erano in quattro, l’avvocato Ettore e la signora Luisa sua moglie, la Carolina, una ragazza in quell’età critica nella quale è arrischiato ogni pronostico sulla bellezza femminile, e Amedeo, un fanciullo sgarbato come sogliono essere i maschi dagli otto ai quindici anni.