— Bada che voglio i francobolli — gridò appunto Amedeo con la sua voce di pentola fessa.

— E io il monogramma — disse la Carolina.

L’Amelia fece un gesto d’impazienza. — Dio, che noiosi! Avrete i francobolli, avrete il monogramma, ma non istatemi addosso così.

L’avvocato allontanò col braccio i due importuni e diede alla sua figliuola maggiore un temperino perch’ell’aprisse la busta senza stracciarla.

Bisogna notare che, dal signor Ettore in fuori, nessuno dei presenti aveva conosciuto questa zia Teresa. In primo luogo, dei giovani ella non era zia ma prozia; aveva cioè sposato molto tempo addietro uno zio dell’avvocato, un Gualtieri anch’esso, dimorante a Nuova York fin dal 1849 e arricchitosi colà negli affari. Al momento del matrimonio il signor Temistocle (l’uomo si chiamava così) aveva quarantacinqu’anni ed ella ne aveva venti, nè alcuno credette ch’ella lo prendesse per inclinazione. Comunque sia, questo signore, tanto più vecchio della moglie, s’era conservato vispo ed arzillo e veniva ogni due anni in Italia; ella invece tra per le cure da prestarsi al padre che l’aveva seguita in America, tra per gli acciacchi di cui si lagnava, non aveva più ripassato l’Oceano.

Erano queste le ragioni ch’ell’adduceva scrivendo all’Amelia, ma il marito, ne’ suoi viaggi in Europa, affermava che la ragione vera era la pigrizia, era la paura del mare.

— La salute — egli soleva ripetere — l’ha buonissima, e ingrassa di giorno in giorno. Anzi, inter nos, questo potrebb’essere un altro dei motivi pei quali le ripugna di tornare dove c’è tanta gente che se la ricorda giovine e bella.... Donne, sempre donne.... Già, ne avete la prova.... ha perfino scrupolo di farsi fare il ritratto per mandarvelo.

Alla lunga, come si vede, lo scrupolo ella lo aveva vinto, e la lettera giunta quella sera all’Amelia conteneva realmente la sospirata fotografia.

Bisogna convenire che la prima impressione fu tale da richiamare alla memoria le parole poco galanti del signor Temistocle. La zia Teresa aveva l’aspetto d’una donna attempata, più florida del necessario, senza studio d’eleganza nel vestito ch’era liscio, d’una sola tinta scura e chiuso fino al collo. Nei capelli spartiti sulle tempie e ravviati dietro alle orecchie era appuntato un velo nero; la mano sinistra non si vedeva, la destra, appoggiata sulla spalliera della poltrona, si protendeva troppo innanzi e appariva di proporzioni esagerate. Gli occhi ch’erano stati bellissimi, che si capiva dover essere belli tuttora, erano guastati dalla fotografia mancante assolutamente di nitidezza e di rilievo.

Vi fu un breve silenzio durante il quale un osservatore attento avrebbe potuto notare nel volto della signora Luisa un risolino di trionfo che contrastava con l’aria malsoddisfatta degli altri e specialmente dell’avvocato. — È questa la zia Teresa? — parevano domandare i ragazzi. E l’avvocato: — È proprio lei?