È ricomparsa a pranzo la Giulia Sereni e l’avremo per commensale fintantochè non sarà tornata sua madre che si recò a Verona a visitare una figliuola da parto. La Giulia ha ricominciato a far la smorfiosa e la saccente col professore. Pare uno scolaretto vicino al maestro, ma uno scolaretto che ci tiene a farsi valere come il primo della classe. Verdani s’annoia, è chiaro che s’annoia: tuttavia, non volendo essere assolutamente sgarbato, bisogna bene ch’egli si occupi un poco di chi si occupa tanto di lui.

Questa benedetta lettera d’Odoardo viene o non viene?... Quanto pagherei d’essere già partita!


Sabato notte.

Ero così stanca, così turbata, che mi son messa a letto alle nove, rinunziando per oggi ad aprir questo libro. Ma dopo inutili sforzi per pigliar sonno dovetti alzarmi di nuovo, e mentre a San Marco suona la campana di mezzanotte, io son qui al tavolino, assorta in questa cura giornaliera, che è divenuta quasi una necessità del mio spirito; tanto può l’abitudine!

La lettera d’Odoardo.... Ma procediamo con ordine.

Prima delle nove ero in chiesa San Salvatore per assistere ai funerali della signora Dalla Riva. Vi assistetti incognito, come si dice dei principi, seduta in disparte, col viso coperto da un fitto velo, impassibile in apparenza, ma forse più commossa delle dieci o dodici signore che, in lutto profondo, sfoggiavano il loro dolore ufficiale nei posti riservati ai parenti e agli amici. La cerimonia, semplicissima, durò poco, e alle dieci e un quarto ero già a casa.

La signora Celeste mi venne incontro con una lettera in mano.

— È per me? — chiesi, appoggiandomi alla ringhiera del pianerottolo.

— Per lei.... Una lettera con tanti bolli.