— Eh, come si fa?

Proprio la signora Celeste non sapeva darsene pace. Ero in casa sua da poco tempo, ma le pareva di conoscermi da dieci anni almeno, e aveva preso a volermi bene come a una figliuola.... La mia mancanza le avrebbe lasciato un vuoto, un vuoto!... Pazienza se avesse potuto esser tranquilla sul mio avvenire, se mi avesse vista appoggiata a qualcheduno del cui affetto per me non fosse lecito dubitare; ma questo fratello, che per anni e anni non s’era neanche rammentato ch’io esistessi, le inspirava una ben scarsa fiducia.... Era un gran salto nel buio quello ch’io facevo.

— È inutile, signora Celeste — io risposi. — Sono in mano della Provvidenza. Ormai bisogna ch’io segua il mio destino.

Ella soggiunse qualche parola sulla mia ostinazione, e se ne andò a malincuore.

— Coraggio — diss’io fra me. — Coraggio!

E cercai di raccogliere i miei pensieri, di fare un po’ di programma pei dieci o dodici giorni che avevo ancora da restare a Venezia, di stabilire a quali tra lo mie amiche dovevo lasciare un ricordo, quali tra i libri della mia piccola biblioteca dovevo portar meco, quali oggetti indispensabili dovevo comperare prima di mettermi in viaggio. Ma le idee più semplici mi s’ingarbugliavano nella testa, e giravo su e giù per la stanza a guisa di smemorata, aprendo ora un cassetto ora l’altro del mio armadio e domandandomi perchè lo avessi aperto, accingendomi a scrivere un nome, a fare un’annotazione, e rimanendo lì col lapis tra le dita senza poter richiamare alla mente il nome che volevo scrivere e l’annotazione che volevo fare.

Dopo qualche ora passata così mi risolvetti a uscir di casa e a recarmi dall’Angusta Dalla Riva.

— Grazie d’esser venuta — ella mi disse gettandomi le braccia al collo. Poi mi prese per mano e mi fece sedere su un canapè, accanto a lei.... Dopo i primi baci, dopo le prime parole che si scambiano in queste occasioni, ci fu, come accade sovente, un breve silenzio. Ella teneva gli occhi bassi; io la guardavo, e l’impressione provata nella mia ultima visita si rinnovava più vivace, più intensa. Non era possibile ch’io m’ingannassi per la seconda volta; in quel suo viso pallido che serbava le traccie delle veglie affannose, in quel suo viso atteggiato a un dolore sincero balenava ogni tanto come un raggio di luce, come la manifestazione timida, inconscia d’una gioia che si vergognava ancora di sè, ma che, invano rattenuta, saliva saliva dal fondo del cuore a raddolcire le lacrime, a frenare i singhiozzi.

— C’eri stamattina in chiesa? — mi domandò l’Augusta con qualche peritanza.

— Sì che c’ero.... Non ero però nei posti riservati.