Come render l’accento caloroso, appassionato, sincero che mi fece apparir così efficace, così eloquente la narrazione della mia amica?

Ella disse a un dipresso così: — Sono alla vigilia di sposare il dottor Val Sabbia, il bravo medico che a trentacinqu’anni è già primario dell’Ospitale e possiede una delle migliori clientele della città. Val Sabbia era stato sopracchiamato da Ranioli, il nostro vecchio dottore, ed essendosi Ranioli infermato subito dopo il consulto, cedette alle nostre preghiere e rimase lui stesso alla cura.... Non si può avere un’idea di ciò ch’egli ha fatto per la mamma. Senza dubbio ella lo aveva ammaliato co’ suoi modi soavi, con la sua rassegnazione angelica. Veniva di giorno, veniva di sera, veniva spontaneamente anche nel cuor della notte. A me diceva qualche volta che la mia mamma gli ricordava la sua mamma e che io gli ricordavo una sorella, maritata adesso a Firenze e nata per far la suora di carità.... Dio mio! Io non facevo più di quello che ogni figliuola avrebbe fatto al mio posto.... Mio fratello, che aveva la famiglia sulle spalle e non poteva trascurar gli affari, era ogni momento fuori di casa, fuori di città; così ci trovavamo spesso soli, il dottore ed io, soli accanto al letto dell’inferma, soli nell’aspettazione d’una crisi, soli durante un periodo di quiete ingannevole, desolati tutti e due, egli dell’impotenza della sua dottrina, io dell’impotenza del mio affetto... Erano lunghi, lunghi silenzi.... Di tratto in tratto i nostri occhi s’incontravano e io sentivo un fuoco corrermi per le vene.... Non osavo chiedere a me stessa se l’amavo; ma stavo così volentieri vicino a lui, ma il cuore mi balzava in petto alla sua scampanellata, al suono del suo passo, della sua voce.... In quanto a sperare ch’egli mi amasse, oh Elena, te lo giuro, non ci pensavo nemmeno.... Non avevo il diritto di esser tanto ambiziosa.... Da tre settimane era impossibile illudersi sullo stato della mamma, ed ella non s’illudeva.... Mercoledì sera, la sera del giorno che tu fosti da me, ella disse: — So bene che non c’è rimedio... Ma muoio con una gran riconoscenza per quelli che m’hanno assistita. — Strinse la mano a me ed a Val Sabbia e mormorò: — Come siete buoni! — Quella notte Umberto non volle lasciarci. Temeva un attacco più violento del solito e rimase su una poltrona nell’anticamera. L’attacco non venne; verso l’alba la mamma dormiva abbastanza tranquilla. — Vada a riposarsi, dottore — io gli dissi — e... grazie. — Egli parve disposto a seguire il mio consiglio e s’avvicinò all’uscio... Ma si fermò a un tratto, senza prendere il cappello ch’io gli porgevo. Aveva l’aria di un uomo che non sa cominciare un discorso.... Impacciato, lui, davanti a me?... Io stavo lì, immobile, col cappello fra le mani.... Egli si passò il fazzoletto sulla fronte, e principiò: Crede proprio che la sua mamma m’abbia in buon concetto? — Lo guardai stupita. — Che domanda mi fa? In che altro concetto potrebbe averlo dopo le prove...? — Umberto mi troncò la frase in bocca. — E crede che se le domandassi anch’io una prova.... una prova di fiducia, grande, illimitata.... me l’accorderebbe? — Ma per lei — esclamai — la mamma farebbe qualunque cosa.... ne son sicura.... Però, nella sua condizione presente, che cosa può fare? — Invece di rispondere, Val Sabbia seguitò a interrogare. — Ed ella, signorina Augusta, che opinione ha di me? — Dio, Dio, quale tortura!... Io non capivo più niente.... Ossia, credevo di capire.... Ma se poi m’ingannavo.... che colpo! — Non le domando l’opinione ch’ella ha di me come medico — egli ripigliò per meglio chiarire il suo concetto — ma come uomo. — Oh dottore — io balbettai — che può importarle dell’opinione di una povera ragazza quale io mi sono? — Molto me ne importa — egli replicò enfaticamente.

— Ma la voglio schietta, sincera. — A questo punto egli parve colto da un dubbio. — È una strana pretesa la mia, non è vero? Infatti, se anche pensasse male di me, a me non lo direbbe. — Non ne potevo più. Il mio cuore traboccava. — Ma perchè mi tormenta? Come può venirle in capo ch’io pensi male di lei? Non vede che se fosse così io sarei una creatura spregevole, indegna di quel po’ di stima ch’ella mi accorda? — La fisonomia grave d’Umberto s’illuminò tutta. — In tal caso — egli riprese — se appena la sua mamma si sveglia, io andassi da lei e la pregassi di concedermi in isposa la sua figliuola, e se la sua mamma accogliesse favorevolmente la mia richiesta, lei, Augusta, non direbbe di no?...

Oh Elena mia, che momento fu quello! Era possibile? Non era un’allucinazione dei sensi? L’uomo che avevo visto paziente, sagace, affettuoso, prodigar mille cure all’essere più caro che avessi al mondo, l’uomo che adoravo in segreto e di cui cento ragazze nobili e ricche sarebbero state superbe di portare il nome, quell’uomo presceglieva me, la più umile delle sue clienti, me, povera, oscura, senza nessun fascino di bellezza e d’ingegno!... La commozione mi tolse la parola, ma sembra che i miei sguardi esprimessero ciò che le mie labbra, non sapevano esprimere, perchè Umberto mi cinse delle sue braccia, e mi susurrò nell’orecchio: — Dunque, sì? — Di nuovo mi mancò la voce e dovetti contentarmi di fare un cenno affermativo col capo. — Mi ami? — egli proseguì. Con uno sforzo supremo riuscii a liberarmi da quella specie di paralisi che mi annodava la lingua e risposi: — Con tutta l’anima mia.... — Il resto già te lo immagini. T’immagini con quale entusiasmo la povera mamma accondiscese alla domanda di Umberto.... troppo entusiasmo forse, perch’ella era così debole e l’eccesso della commozione accelerò la sua fine. Pur serbò fino all’ultimo istante la lucidezza del suo spirito e con gli occhi già spenti e con le labbra già fredde ringraziava Umberto e mormorava il nome di lui e il mio.... Povera mamma! Povera mamma!

L’Augusta nascose la faccia sul mio petto e lasciò scorrer le sue lacrime.... Erano lacrime di dolore per la sciagura che l’aveva colpita, erano lacrime di gioia per la felicità che l’aspettava? Che mistero è la vita e che diverse correnti la solcano nella stessa ora, nello stesso minuto! Senza dubbio l’Augusta era altrettanto sincera nel suo dolore quanto nella sua gioia, e gioia e dolore si riflettevano nel suo viso, si ripercotevano nelle sue parole.... Io l’assicurai che ella non aveva nulla a rimproverarsi e che se il cielo aveva voluto mandarle una gran consolazione nei giorni dell’angoscia ella doveva accettarla con animo riconoscente e senza tema di offendere il culto delle memorie.... Ma in verità io predicavo a una convertita, e non potevo a meno di pensar fra me e me alla singolarità di questa visita ch’era principiata come visita di condoglianza e finiva come visita di congratulazione.

L’Augusta mi mostrò il ritratto del suo sposo. È un bell’uomo dalla fisonomia aperta, intelligente.

— E quando le nozze? — io chiesi.

— Di qui a sei mesi disse l’Augusta. — Avrei preferito compier l’anno di lutto, ma Umberto desidera spicciarsi e mio fratello gli dà ragione.... Che peccato che tu non debba essere qui!

— Ti manderò i miei auguri da Tiflis — soggiunsi nell’accommiatarmi.

Ah, la vita è un mistero, ma il cuore umano è mistero ancora più grande. Mi staccai dall’Augusta con l’animo riboccante di simpatia, lieta della sorte che l’era toccata; eppure di mano in mano che rifacevo la strada sentiva dentro di me qualcosa d’acre, d’amaro che modificava le mie impressioni. Mi pareva che tante altre meritassero d’esser felici come l’Augusta e più dell’Augusta, non capivo perchè ella dovesse essere una preferita della fortuna. E sebbene arrossissi d’un sentimento a cui non volevo dar nome d’invidia e a cui non avrei saputo quale altro nome dare, non mi riuscì disperdere le nuvole che s’erano addensate sul mio spirito.