È inutile ch’io lo nasconda, la Sereni mi va diventando proprio antipatica. Forse non le perdono l’effetto disastroso ch’ella produce sulle mie facoltà intellettuali. Non fui mai una ragazza prodigio, e tante disgrazie, e tante incertezze dell’avvenire e più di tutto quest’incubo di dover lasciar per sempre il mio paese son fatti apposta per smorzare in me ogni vivacità ed ogni brio; a ogni modo, non sono una stupida; ma in presenza della Sereni il mio spirito s’intorpidisce e la mia lingua s’inceppa. La sua gran parlantina mi rende muta. Peggio poi quand’ella colma Verdani di moine e d’elogi, quando approva clamorosamente ogni opinione ch’egli esprime. Allora il dispetto mi vince, ed è molto se si riesce a cavarmi di bocca un o un no. Pur troppo m’accorgo che ho un pessimo carattere, cosa della quale non m’ero accorta sino a questo momento. È ben vero che il conoscere a fondo se stessi è tanto difficile quanto il conoscere a fondo gli altri.

Per esempio, il difetto della curiosità non credevo d’averlo. Eppure, solo una persona curiosa può fare ciò ch’io feci iersera.

Sulla mezzanotte, senz’accendere il lume, scesi dal letto, infilai la vestaglia, e dopo aver aperto delicatamente un’imposta insinuai pian pianino la testa fra i due battenti. Volevo vedere se il professore era desto, se aveva la finestra chiusa o spalancata, se lavorava.... E vidi infatti la luce che veniva dalla sua camera brillar sulla muraglia dirimpetto, e in quella luce muoversi l’ombra del mio vicino.... Su e giù, su e giù come la sera prima.... Curioso modo di studiare che ha il professor Verdoni!... E, come la sera prima, vi fu un momento in cui egli si affacciò al davanzale.... Istintivamente raccolsi intorno al petto le pieghe della mia vestaglia e trattenni il respiro finch’egli non si fu allontanato....


Giovedì sera, 17.

Se fossi stato Lear, avrei preferito Cordelia. Queste parole dette qualche ora fa da Verdani non mi possono uscir dalla mente. Le provocò la Giulia Sereni con la sua nullità e con la sua pedanteria. Oggi ella volle darci un altro saggio della sua erudizione di frontispizi citando lo Shakespeare.... Oh Shakespeare!... Il divino Shakespeare.... Pareva che fosse stato un suo amico d’infanzia.... E io sarei pronta a scommettere ch’è molto s’ella ha sentito il monologo dell’Amleto recitato da un dilettante d’una delle nostre società filodrammatiche.

Il professore fece del suo meglio per lasciar cadere il discorso mostrando invece d’interessarsi grandemente alle spiegazioni date dalla signora Celeste sui diversi modi di preparar la salsa di pomidoro; ma l’insistenza della Sereni lo costrinse a uscire dal suo riserbo. E parlò dello Shakespeare come sa parlar lui; breve, chiaro, efficace. Io stavo a sentirlo incantata, ammirando sempre più quella sua cultura così varia e così ricca e nello stesso tempo così aliena da ogni ostentazione. Verdani non è soltanto un matematico; è anche un letterato e un artista. E quando s’accalora in un argomento, come l’ingegno gli brilla negli occhi, come la sua fisonomia non regolare diventa bella ed espressiva! Figuriamoci se la Giulia non andò in brodo di giuggiole! Ah che fortuna per una giovine desiderosa d’istruirsi il poter gustare di quando in quando la conversazione del professore! Ci s’imparava più che in tutte le scuole, più che da tutti i libri. Non c’era un dubbio ch’egli non sapesse risolvere, non c’era un soggetto su cui egli non gettasse un raggio di luce.

In fin dei conti quella disgraziata della Giulia non diceva nulla in cui io non convenissi con lei, ma, al solito, la sua enfasi da prima attrice chiudeva la bocca a me e m’impediva perfino di fare un moto d’assenso col capo. Me ne crucciavo in cuor mio inutilmente; c’era qualcosa che paralizzava la mia volontà.

La Sereni ebbe un sorrisetto da donna superiore. — Io compiango quelli che non sono accessibili all’entusiasmo.

All’allusione manifesta mi scossi, deliberata a difendermi; ma non n’ebbi il tempo; chè Verdani, senza rilevare, almeno apparentemente, la frase della sua interlocutrice, tornò a discorrere di Shakespeare.