Questi pensieri mi si affollavano nella mente durante la pallida festa di questa sera. E pensavo anche: Quelli che vent’anni fa furono applauditi su questa piazza dove sono adesso? Quanti ne sopravvivono? E ove sono i plaudenti d’allora?... Gli edifizi sono rimasti immutati; forse persino le pietre del selciato sono le stesse; le cose morte sono quelle che cangiano meno.... Ma negli uomini è un continuo trasformarsi, un continuo sparire.
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Un capriccio. Ho qui sul tavolino, aperte tutt’e due, la lettera di mio fratello e quella del professore Verdani, e ho voluto confrontarle tra loro. La lettera di Odoardo con la sua calligrafia inglese, commerciale, nitidissima, mi dà un senso di freddo...; l’altra.... ho un bel dire ch’essa non significa nulla; l’altra con le sue frasi rotte, con la sua scrittura ineguale tradisce un’emozione che si comunica a me....
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A proposito: oggi la Giulia non ha desinato con noi. Era invitata da un’amica.
Sabato, 19 giugno.
Non credevo in verità che la prima persona dalla quale mi sarei congedata con tutte le regole sarebbe stato il colonnello Struzzi, il mio turbolento vicino. Avevo smesso d’occuparmi di lui; le sue sfuriate giornaliere con la Gegia, i suoi monologhi a voce alta non mi facevano più nessun effetto, come a chi abita presso una cascata finisce col non far nessun effetto lo scroscio dell’acqua. Figuriamoci se mi sarei curata di cercarlo prima di partire.... Ma questa mattina, proprio nel momento ch’io uscivo dalla mia camera, egli usciva dalla sua, e sfido io, bisognò salutarsi per forza. Benchè irritatissimo per la nappa del campanello che gli era rimasta in mano e ch’egli portava, come corpo del delitto, a mostrare alla signora Celeste o alla Gegia, il colonnello era, relativamente al solito, di umore mansueto.
— Signorina Giralda, — egli mi disse; — ho piacere d’incontrarla. Mi assenterò per un paio di settimane, e poichè al mio ritorno non la troverò più.... ho sentito ch’ella va a stabilirsi lontano.... le do oggi il buon viaggio.
Egli mi tese bruscamente la destra, e soggiunse: — Fa bene a lasciar Venezia.... Se potessi anch’io, anzichè per quindici giorni, andarmene per sempre!... Questa non è una città.... sarà forse un museo!... Qui non si mangia, qui non si digerisce, qui non si dorme;... insomma qui non si vive.... Beata lei, signorina.... Buon viaggio, buon viaggio.... e buona fortuna.... Passi, passi pure.... io vedrò quelle femmine più tardi.