— Una specie di diario?
— Appunto.
— Di tuo pugno?
— Di mio pugno.... Ma leggerai dopo... te ne prego.
Gustavo ubbidì a malincuore.
La mattina seguente lo vidi raggiante di contentezza. — O cara, cara — egli mi disse. — Ora non dubito più.... Non puoi immaginarti che gioia sia il sapere d’essere stati amati quando non s’era detto ancora che si amava.
Io sorrisi. — Sì che me l’immagino, poichè è quello che è toccato a me.
— Hai ragione — egli soggiunse abbracciandomi teneramente. — Adesso però convien scrivere l’epilogo.
Mi strinsi nelle spalle.
— Che importa? Questi sfoghi dell’anima s’addicono più ai giorni tristi che ai lieti.