Fedele al suo programma, durante le sue assenze non scriveva a nessuno. Un anno lo si era visto in una dello stazioni alpine più romite e solitarie; l’anno dopo si seppe ch’egli era in Egitto alle rovine di Tebe dove corso il rischio di morire da un colpo di sole pigliato nel decifrar geroglifici.... Ma neanche la paura dei colpi di sole l’avrebbe indotto a rinunziare a quello ch’egli chiamava il suo bagno nel celibato.

In quanto a Frusti, egli rimaneva sepolto dal luglio all’ottobre d’ogni anno in qualche biblioteca d’Europa a ricercar documenti relativi a Francesco I e a Carlo V. E ogni nuova scoperta era per lui una grandissima gioia; non però una gioia senza mistura d’amaro, accadendogli spesso di trovare un documento favorevole a Francesco I quand’egli stava per mostrar le sue simpatie a Carlo V e uno favorevole a Carlo V quand’era sul punto di giungere a una conclusione opposta.

Per solito Frusti e Dalla Volpe erano di ritorno dalle loro peregrinazioni soltanto dopo l’amico Teofoli, il quale nel suo zelo per l’Università non voleva mancare nemmeno alla prima seduta del Consiglio accademico. Si pensi quindi che maraviglia fosse la loro quando, arrivati a X la mattina stessa dell’apertura dei corsi, seppero che Teofoli non sarebbe giunto che fra due o tre giorni. Peggio poi quando udirono il resto dalla signora Pasqua scandalizzata. Il professore era stato in Germania sino alla metà di ottobre; poi s’era fermato un paio di giorni nella villa dei conti Ermansi; di là era venuto a casa per poche ore, tanto da comperarsi alla sartoria della Ville de Rome un vestito completo e da far qualche altra spesuccia; e la sera stessa, senza dire nè ai nè bai, senza voler dare una spiegazione soddisfacente a lei, la signora Pasqua, che pur ne aveva diritto, aveva ripreso il treno per Sant’Eufemia. Ah c’era del buio, molto buio. Un uomo come il professore Teofoli, un uomo ch’era stato sempre così savio, così costumato!...

Frusti e Dalla Volpe si guardarono tentennando il capo. L’avevano sempre detto che la relazione degli Ermansi doveva esser fatale al loro amico.

La condotta del nostro Teofoli al suo ritorno non tardò a giustificare le maggiori apprensioni. Già bastava vederlo per capire che non era più quello di prima. C’era nella sua toilette, nella sua andatura, nell’espressione della sua fisonomia qualcosa di civettuolo che lo rendeva irriconoscibile. Dal rettore al bidello, dai professori agli studenti tutta l’Università era commossa da questa trasformazione. Ogni giorno se ne sentiva una di nuova. Teofoli s’era abbuonato dal parrucchiere, e aveva il fazzoletto impregnato d’acqua di Colonia! Teofoli aveva ordinato al confettiere Grandi di spedire a Sant’Eufemia (ove gli Ermansi si trovavano ancora) una colossale scatola di dolci! Teofoli s’era comperato due cravatte di raso color crema e un paio di lenti da sostituirsi in certi casi agli occhiali, troppo solenni e cattedratici! Teofoli, invece della sua mazza d’ebano col pomo d’avorio, aveva un leggero bastoncello di canna d’India! Teofoli aveva minacciato di licenziare la signora Pasqua s’ella si permetteva di seccarlo con le sue querimonie!

Nè le osservazioni dei due indivisibili erano accolte meglio. Egli si meravigliava delle loro meraviglie. S’era forse impegnato a vestir sempre ad un modo? O che un professore non potrà mettersi una cravatta di raso chiaro e farsi ravviare dal parrucchiere i pochi capelli che gli restano? Credevano di giovare alla scienza con simili pedanterie? No, no, egli era persuaso che quell’abisso voluto scavare fra gli studiosi ed i semplici mortali era un ostacolo alla diffusione del sapere. In quanto a lui era risoluto a esser un uomo come tutti gli altri, e non trovava necessario di andar a pescare dei motivi misteriosi a una determinazione così naturale.

— Teofoli, non ce la dai ad intendere — dicevano sarcasticamente Frusti e Dalla Volpe. — Tu non ti profumi d’acqua di Colonia per agevolar la diffusione del sapere. Qui sotto c’è una femmina.

Il professore alzava le spalle in atto stizzoso. — Che femmina, che femmina?

Ma ogni volta che gli toccavano questo tasto, diveniva rosso come un papavero.

Che la femmina ci fosse non c’era dubbio. Restava a sapere chi fosse.