— Sicuro.

— E quando verrà?

— Oh questo poi.... Non ha da essere una sorpresa?

— No.... riflettendoci bene.... potrei aver gente.... potrei esser fuori.

— È giusto.... Allora vi avvertirò un giorno prima.... È inutile far chiacchiere intanto....

— Si figuri....

E il professore strinse con entusiasmo la mano che la Giorgina gli porse quasi a conferma della sua promessa.

La carrozza si fermò sotto la loggia coperta del teatro.

Teofoli aiutò la sua dama a scendere, e dandole il braccio attraversò pomposamente il vestibolo. Camminava con la testa alta, con passo leggero ed elastico; gli pareva di aver vent’anni.

Ma l’apparizione del giovine marchese di Montalto sul primo pianerottolo dello scalone gli fece l’effetto d’una doccia fredda. Il marchese si mise subito al fianco della contessa, ed entrò in palco con lei e col professore. Egli rivolse alla Giorgina mille complimenti sulla sua bellezza, sul buon gusto della sua toilette, e passando in rassegna col cannocchiale le varie signore che c’erano in teatro sentenziò che nessuna, proprio nessuna, poteva reggere al confronto di lei. Nella quale opinione Teofoli consentiva interamente; gli seccava però che la cosa fosse detta da Montalto, e più ancora che la Serlati mostrasse di gradirla tanto e scherzasse con quella testa di legno e gli concedesse una strana familiarità.