A poco a poco sopraggiunsero i soliti visitatori, i soliti cicisbei sguaiati, svenevoli con cui la Giorgina aveva il torto di ridere e di divertirsi.

— Ormai, — ella disse a Teofoli, — sono ben custodita, e non voglio tenervi prigioniero. Grazie della vostra cortesia.

Fatto si è che nel palco non ci si stava più e che il professore non poteva insistere per rimanere.

Al garbato congedo della contessa egli rispose:

— Scendo in platea.... Ripasserò sul tardi per sentire se le occorre nulla.

— Ma no, non vi disturbate, — ella insistè con un principio d’impazienza. — Che cosa deve occorrermi?

— Però.... se non venisse suo marito.... per riaccompagnarla in carrozza....

— Mio marito verrà certamente.

— In ogni caso ci siamo noi, — gridarono all’unissono i presenti.

— Vedete che i cavalieri non mi mancano, — soggiunse la Giorgina. — Buona notte, Teofoli, e grazie di nuovo.