— Non è affare.... Ci vuol troppo a rimetterlo.
— I guanti almeno....
— No, no.... Riallacciar tutti questi bottoni!...
Ella balzò in piedi nella grazia incantevole della elegante persona, e disse con un sorriso: — Orsù, Teofoli, fate gli onori di casa.... È pieno di luce il vostro studio.... Dove guarda?
— Su un giardino.... Oh non ci son finestre di fronte.... Può affacciarsi liberamente.
— E perchè no?... Ah capisco, — ella ripigliò in tuono leggero; — sono una donna che si compromette.
Quindi, dando un’occhiata intorno, — Quest’è, per voi altri dotti, quello ch’è il salotto per noi donne.... Invece di ninnoli inutili, di vasi, di stoffe, di tappeti appesi ai muri o gettati alla rinfusa sui mobili, libri, libri, e poi libri.... Mi piace.... Se fossi un uomo, vorrei anch’io.... Ah mio marito, poverino, non ha di questi gusti.... E scommetto neppur Montalto.... Lo studio di Montalto deve avere un aspetto affatto diverso del vostro. Sarei curioso di vederlo.... Che viso fate, Teofoli! — ella esclamò ridendo. — Non vi spaventate. Nello studio di Montalto non andrò.... Mi comprometterei di più.
Teofoli, così eloquente dalla sua cattedra, così piacevole anche nella conversazione ordinaria, non trovava parole. Ce n’erano due che gli bruciavano le labbra e ch’egli non ardiva pronunziare, due paroline piccole piccole — Vi amo — che un pudore, un terrore invincibile non gli aveva in tanto tempo permesso di dire alla Giorgina. E sì che delle dichiarazioni gliene aveva fatte; delle dichiarazioni contorte, poetiche, arcadiche; ma quelle due paroline che hanno il merito di esser tanto chiare egli non gliele aveva dette mai. A dirgliele, chi sa, egli si sarebbe attirato da lei un rabbuffo, avrebbe per lo meno richiamato sulla sua bocca una di quelle risate rumorose che gli facevan male; non era meglio lasciar ch’ella le indovinasse da sè?... E poichè certo ella le aveva già indovinate e pur sentendo ch’egli l’amava era venuta nel suo studio, nel suo santuario, non si poteva dire che il metodo da lui seguito fino allora fosse interamente sbagliato. Adesso però, adesso in qual modo doveva regolarsi? Non era giunto l’istante di parlar chiaro?
Ebbene, non c’era caso, il coraggio gli mancava sul più bello.... Egli a cinquant’anni, ella a poco più di venti, egli uomo grave, dedito a una vita di pensiero, ella, donnina alla moda, avvenente, corteggiata, assetata di divertimenti e di svaghi!... Oh quanto meglio gli sarebbe stata la parte di padre che quella di damerino!... Ecco, pur dianzi, quando la Serlati accennava celiando allo studio di Montalto, Teofoli aveva provato una stretta al cuore, e sarebbe ingiusto il credere ch’egli non sentisse che il morso acuto della gelosia. La gelosia c’era senza dubbio, ma c’era anche un altro impulso più delicato e più casto; come una gentile pietà di quella giovinetta che nessuno guidava, che si lasciava esposta a tutte le tentazioni, che sarebbe stata capacissima di cedere, se non oggi, domani alla curiosità di visitar lo studio d’un libertino. Egli sentiva che avrebbe dovuto dirle: — Badi, Giorgina, è su una strada falsa. Lei scherza col fuoco e il fuoco la brucierà. Abbia giudizio per quelli che non ne hanno. Dia uno scopo serio alla vita. Se sarà madre, s’occupi de’ suoi figliuoli.... Le gioie della maternità la risarciranno di ciò che le è mancato come moglie.... Che se pure è destino che neanche a lei possa bastar la famiglia, aspetti almeno di ubbidire a una voce imperiosa del cuore. La passione attenua sempre e talora scusa e nobilita la colpa.... Ma sopratutto non sia una civetta volgare....
Ahi, poteva il professor Teofoli tener questo linguaggio alla contessa Serlati, egli che non badando alla differenza d’età le faceva il cascamorto, egli che s’era preparato a riceverla misteriosamente come usa un giovinotto quando ha una di quelle che si chiamano buone fortune?