Tutto ciò, si capisce, cresceva il suo impiccio che già non sarebbe stato piccolo in nessun modo. Non osava essere un amante, non sapeva essere un padre, non sapeva più nemmeno essere un amico. Le girava intorno inquieto, seguitando a ripeterle: — Cara contessa, Giorgina, s’accomodi.

E le additava un divano a molle ch’era in mezzo alla stanza.

— No, no, — replicava la contessa, — perchè volete farmi sedere? Sto benissimo così.

Pareva un uccellino che salta di frasca in frasca. Ferma un istante davanti agli scaffali, s’alzava in punta di piedi come se avesse l’intenzione di decifrare i titoli dei volumi addensati nei palchetti, ma appena il professore si accingeva a farle da cicerone, ella sguizzava da un’altra parte, ed eccola curva sul mappamondo quasi cercasse un punto importantissimo dell’orbe terracqueo.

Il professore le si accostava pieno di sollecitudine. — Che cerca?

— Niente, — rispondeva lei, alzando con un sorriso la sua bella testina.

E rivolgeva per pochi secondi la sua attenzione all’atlante che Teofoli aveva spiegato sul leggìo.

— Quest’atlante, — cominciava il professore, — è il più completo di quanti ci siano. Non si sa se più lodarne la nitidezza tipografica, oppure....

La contessa assentiva. — Bello. Sembra un messale.... Perù preferisco veder davvicino questi ritratti.... Di qualcheduno c’è il nome sotto.... Autografi preziosi.... Quello è Renan. Ne vidi la fotografia un’altra volta.... Che tipo singolare!... Come si vede ch’è stato prete.... C’è una frase latina.... semel.... semel.... ah finitela voi....

Semel abbas, semper abbas.