— Che cani, che cani? — riprese infastidito il padrone. — Dite piuttosto un gatto. Ho dovuto cacciar via il vostro dilettissimo Tocci che s’era introdotto nella stanza.
— Sarà, — ripigliò impassibile la signora Pasqua, — ma c’è stato anche un cane.... E un cane maleducato — ella continuò accalorandosi nel discorso.
Teofoli perdette la pazienza. — Insomma cani o gatti, che cosa v’importa?
— Molto m’importa. Io non sono disposta a tenerle pulita la stanza perchè poi.... Ma come non sente il bisogno di spalancar le finestre?
— Io non sento niente.... Mettete giù il lume e lasciatemi in pace.
La signora Pasqua slanciò il cosidetto strale del Parto. — Non saranno mica i suoi studenti che verranno a trovarlo coi cani dietro e col muschio addosso. Ha ricevuto signore.
Al professore salirono le fiamme al viso. — Io ricevo chi mi pare e piace e non ho conti da rendervi.
A questa rude intimazione l’austera donna fece due passi verso l’uscio; poi voltandosi indietro e portando il grembiule agli occhi, disse: — Capisco bene che lei non ha più fiducia in me.... La prego di cercarsi prima della fine del mese chi prenda il mio posto.
Teofoli alzò la testa dalle sue carte. — Vi licenziate?
— Sissignore.... Io non sono una cameriera adattata per una casa dove vengono le contesse....