— Tacete, sciocca che non siete altro — gridò il professore. — E guardatevi bene dal ripetere queste fanfaluche.... In quanto al licenziamento, da oggi alla fine del mese avete tempo da riflettere.... Adesso andate a preparare il desinare.
L’illustre professore aveva mostrato una grande padronanza di sè, ma in fondo era più agitato della signora Pasqua e per tutta la notte non fece che voltarsi e rivoltarsi nelle coperte.
Dopo gli splendidi risultati della giornata non ci mancava altro che uno scandalo! E quella balorda era capacissima di farlo nascere se spargeva fra le sue conoscenti la notizia di ciò che aveva creduto indovinare. È vero ch’ella non aveva pronunziato alcun nome, ma evidentemente ella alludeva alla contessa Giorgina, e non era probabile che parlando con le sue amiche usasse la stessa discrezione che per prudenza aveva usato parlando con lui. Così, di bocca in bocca, la cosa sarebbe giunta senza dubbio fino agli orecchi del conte Serlati, il quale era un marito frivolo che della moglie non si curava punto; ma anche i mariti frivoli e noncuranti qualche volta s’accendono come fiammiferi.... Se fosse venuto a fargli una scena, a provocarlo?... Teofoli non era pusillanime; tuttavia alla sua età, nella sua posizione, con la sua inesperienza assoluta del maneggio d’ogni arma, non gli sorrideva punto l’idea d’un duello. Certo ch’egli poteva dare al conte le assicurazioni più tranquillanti.... pur troppo.... poteva giurargli sul proprio onore che la visita della Giorgina era stata innocentissima; sta a vedere però se colui ne sarebbe rimasto persuaso; se nella migliore ipotesi non avrebbe detto: — Caro professore, faccia di meno di venire a casa mia...? E d’altra parte, Santo Iddio, come regolarsi con la Pasqua? Rinnovarle più chiaramente l’intimazione di tacere? Oh sì era lo stesso che farla parlare di più. Prenderla con le buone, metterla nelle proprie confidenze, cercar insomma di avere in lei una complice così pel passato come per l’avvenire? Peggio che peggio. Questo sì sarebbe stato mutar una pulce in un elefante. In fin dei conti quelle della Pasqua si riducevano a semplici ipotesi, a congetture ch’era sempre lecito di smentir formalmente; col ricorrere alle moine o alle minaccie per ottenere il suo silenzio si dava corpo a’ suoi sospetti, si ammetteva di aver qualche magagna da nascondere. La conclusione si fu che il professore deliberò di non fare pel momento alcun passo con la sua donna di governo e di fingere che la disputa di poche ore prima non fosse nemmeno avvenuta. Senonchè, mentr’egli gustava per questo lato la calma relativa di chi ha preso un partito, buono o cattivo che sia, lo ripigliava un’altra inquietudine. Quell’imbecille del conte Ermansi aveva o non aveva vista la contessa Giorgina? È vero che all’ultimo momento egli era entrato nella bottega del rigattiere, ma anche dall’interno della bottega si poteva veder benissimo il portone della casa dirimpetto.... Basta; bisognava sperare che Ermansi non avesse visto nulla; se no quello lì chiacchierava sicuramente.
Teofoli, molto timido e peritoso, andò dai Roncagli la sera prossima, e con suo immenso terrore concepì subito il sospetto che la scappatella della contessa Giorgina fosse già conosciuta. Gli lodavano misteriosamente il suo studio, accennavano anche più misteriosamente alle visite di studenti e non studenti ch’egli vi riceveva, accompagnando i discorsi con risatine sardoniche e con significanti tentennatine di testa.
Spaventato, egli colse un istante propizio per mettere sull’avviso la contessa, che non aveva affatto l’aria di una persona sull’orlo d’un precipizio.
La risposta ch’ella gli diede lo fece rimanere intontito. — Sì — ella disse stringendosi nelle spalle — è il segreto di Pulcinella.... Chi poi sarà stato il pettegolo?... Voi no...?
— Io? — esclamò Teofoli portandosi una mano al cuore.
— Vi credo, vi credo.... Ma non vale la spesa di affannarsi alla ricerca del reo.... Alle prime avvisaglie ho subito parato il colpo. Ero andata a fare un’improvvisata a un buon amico, a un vecchio amico, a un amico rispettabile. Che cosa vi poteva esser di male?
— Niente — masticò fra i denti il professore, poco lusingato da tutti questi epiteti onorifici. — E il conte?
— Mio marito prese la cosa come doveva prenderla, come una delle mie tante eccentricità. Da quell’uomo savio ch’egli è — e la frase fu pronunziata con manifesta ironia — mi fece una piccola predica e poi si quetò.... Alla gente egli dice ch’era informatissimo della visita che dovevo farvi, che mi avrebbe accompagnata volentieri, ma che non potendolo mi lasciò andar sola.... Forse dirà lo stesso anche a voi.... Tout est bien qui finit bien — ella concluse con un sorrisetto troncando un colloquio che durava già da un mezzo minuto.