Ma prima che il francese potesse dire se questa clausola creasse per lui un ostacolo insuperabile, la contessa Giorgina intervenne con vivacità. — Il costume non è più obbligatorio. I Gilbert hanno risoluto.... un po’ per mio suggerimento, — ella soggiunse rivolgendosi con un sorriso a Teofoli, — di ammettere in semplice abito nero gli uomini di più di quarant’anni.... Tutto sta confessare i quarant’anni.... Il professore li confessa?

— Sfido io.... A ogni modo....

La Serlati non badò a quell’ogni modo gravido di restrizioni, e con uno sguardo interrogativo all’altro commensale: — E Monsieur de la Rue Bianche...?

Monsieur de la Rue Bianche trovava che questa degli anni è una faccenda delicata per tutt’e due i sessi; ma già, seppur avesse giurato sul suo onore di non aver compiuto i quaranta, nessuno gli avrebbe creduto.... Comunque sia, anche riconoscendo i suoi quarantacinqu’anni sonati, se fosse stato a Parigi egli non avrebbe avuto una difficoltà al mondo di cercarsi un costume; fuori di paese era cosa diversa, ed egli accettava di buon grado la concessione dei signori Gilbert. Sarebbe andato in abito nero. Non dubitava che il suo cher confrère avrebbe fatto altrettanto.

Ma il cher confrère era molto perplesso. Non aveva frequentate le feste nemmen da giovine; o che doveva cominciare alla sua età?

— Che età? Che età? — saltò su il francese. — Per lui non c’erano uomini vecchi; c’erano tutt’al più uomini malati. E il cher confrère stava bene; dunque...? Monsieur de la Rue Bianche, riscaldato un poco dall’eccellente vino dei Serlati, si accinse a magnificare le splendide veglie parigine a cui assistono senza vergognarsi personaggi gravi e maturi, trovandovi, in mancanza di meglio, un spectacle pour les yeux.... Et quel spectacle!... Ci vorrebbe altro che si dovesse far penitenza appena cominciano a brizzolarsi i capelli.

Il buon umore di Monsieur de la Rue scosse dal suo intorpidimento anche il conte Ercole che di Parigi si ricordava molte bellissime cose e ne discorse con grande competenza abbassando la voce nei punti scabrosi ed espandendosi col dotto forestiero.

Intanto la contessa Giorgina catechizzava Teofoli. Quella sua ripugnanza ad andar dai Serlati era veramente incomprensibile. Valeva la spesa ch’ella si sbracciasse a ottener dai Gilbert una modificazione al loro programma! E l’aveva ottenuta pensando a lui, proprio a lui, per togliergli la sola scusa che gli fosse lecito addurre con qualche apparenza di ragione.... La bella figura ch’egli le avrebbe fatto far coi Gilbert se si ostinava nel suo rifiuto!

Teofoli era sulle spine. Avrebbe voluto compiacer la contessa alla quale era riconoscente dal fondo dell’anima della nuova prova di benevolenza ch’ella gli dava. Ma, Dio buono! Che parte poteva essergli riserbata in una festa? Se avesse ballato, se fosse stato in grado di chiedere una quadriglia, un lancier alla persona che sapeva lui.... allora sì. Invece quella persona egli l’avrebbe appena vista, avrebbe appena potuto dirle una parola....

La contessa si mise a ridere. — Via, via.... Quella persona, che forse io conosco, non vi offre una quadriglia, un lancier, dal momento che non ballate.... Ma si farà accompagnare da voi al buffet.... un privilegio che molti v’invidieranno.