Era una sirena, una vera sirena quella Giorgina. Come resisterle? Teofoli sollevava ancora qualche lieve obbiezione, tanto per la forma, ma si capiva bene che ormai si dava per vinto. Se almeno la sua mansuetudine gli avesse valso dalla contessa una franca spiegazione sull’argomento che più gli stava a cuore! Sembrava però ch’ella neanche si ricordasse d’aver ricevuto da lui una lettera meno docile, meno sommessa del consueto. A un cenno ch’egli gliene fece con infinita circospezione, ella gli chiuse la bocca con una risata e una scrollatina di spalle. — Siete un visionario, — ella disse. E fu tutto.

Alle nove ella si accommiatò da’ suoi ospiti, dovendo vestirsi pel teatro, e Monsieur de la Rue Bianche uscì insieme col professore Teofoli al quale egli mostrava una simpatia straordinaria. E presolo a braccetto si fece accompagnare da lui per le vie della città parlandogli poco di studi e molto di femmine e chiedendogli una serie di notizie che il candido professore non era in grado di fornirgli. Anzi il linguaggio cinico assunto dall’accademico francese circa al bel sesso frenò sulle labbra del buon Teofoli le espansioni e le confidenze a cui forse, come ogni innamorato, egli sarebbe stato disposto. No, non avrebbe tradito il suo sentimento con un uomo che nell’amore non vedeva altro che un passatempo e riassumeva in qualche frase brutale le sue massime sulla linea di condotta da tenersi con le donne. — De l’audace, de l’audace, et toujours de l’audace, — egli diceva battendo forte sulla spalla del suo interlocutore. — C’est le mot de Danton.

Quel benedetto Monsieur de la Rue Bianche non si decideva più a tornare all’albergo. E dopo non so quanti giri e rigiri, attratto dall’illuminazione d’una birreria posta sulla piazza maggiore della città, egli insistè per entrarvi. Ora quella era appunto la birreria ove una volta il professore soleva recarsi tre o quattro sere per settimana, e proprio di fronte alla porta d’ingresso Teofoli si trovò faccia a faccia con Frusti e Dalla Volpe che sedevano soli soletti ad un tavolino. Non potè a meno di salutarli e di presentar loro Monsieur de la Rue Bianche, che Dalla Volpe specialmente avrebbe dovuto conoscer di nome perchè s’occupava di studi analoghi ai suoi. Ma tra i due professori e il dotto confrère c’era troppa diversità d’indole perchè il colloquio riuscisse animato, e Frusti e Dalla Volpe, limitandosi a scambiar poche parole col forestiero, preferirono di vuotare il sacco degli epigrammi contro il collega. Il più esacerbato era Dalla Volpe che aveva sullo stomaco una quantità di pranzi di magro ammannitigli dalla consorte. E tirò in campo la festa dei Gilbert alla quale aveva sentito dire che Teofoli fosse invitato. Era vero?

Verissimo.

E ci sarebbe andato?

Probabile.

— E in che costume? — seguitò Dalla Volpe.

Teofoli avrebbe potuto rispondere che sarebbe andato in abito nero, ma non volle abbassarsi a troppe spiegazioni. — Si vedrà, — egli disse seccamente.

— Allora, — ripigliò Dalla Volpe, — scommetto ch’è vero anche questo: che comparirai da Zefiro....

— E che ballerai un passo di grazia con la contessa Serlati — soggiunse Frusti.